Per i consulenti della difesa, il decesso della donna, morta dopo un trapianto di rene, sarebbe legato a una “deiescenza dell’anastomosi venosa”

Sono stati assolti i due camici bianchi finiti sotto processo per il decesso di una donna di 66 anni, morta dopo un trapianto di rene nel marzo del 2012 a Palermo. Sui professionisti, un chirurgo dell’ISMETT e una dottoressa del Pronto soccorso dell’Ospedale Civico, pendeva l’accusa di omicidio colposo.

Il pubblico ministero, in particolare, aveva chiesto la condanna a un anno per il primo e l’assoluzione per la seconda. Il Giudice monocratico del Tribunale del capoluogo siciliano, tuttavia, ha riconosciuto la fondatezza delle tesi difensive, che escludevano qualsiasi responsabilità medica.

La vittima, soggetto nefropatico con patologie molto serie, era stata sottoposta a due trapianti di rene. A  distanza di alcune settimane dal secondo intervento all’ISMETT aveva accusato perdite di sangue dalla ferita prodotta dall’operazione. Ricoverata in pronto soccorso al Civico era stata seguita dai due imputati, ma era deceduta il giorno successivo.

Secondo i consulenti della Procura la crisi che aveva portato all’exitus della paziente era correlata a una serie di errori da parte dei medici.

Questi, secondo quanto riportato dal Giornale di Sicilia,  non avrebbero bene interpretato i valori dell’emoglobina; inoltre, non avrebbero visto in un’ecografia addominale, la presenza di un’emorragia in corso che avrebbe dovuto indurre un nuovo intervento chirurgico d’emergenza. Infine non si sarebbero accorti di un’infezione in corso, rilevabile dallo stato febbrile in cui versava la donna nella notte antecedente la morte.

Diversa l’ipotesi avanzata dai consulenti di parte. Secondo i periti della difesa il tragico epilogo è da ricondursi a un’emorragia improvvisa e incontrollabile, manifestatasi nelle primissime ore del mattino. Fino a quel momento la paziente non aveva presentato emorragie; le erano state effettuate delle trasfusioni che avevano determinato un leggero stato febbrile.

L’emorragia fatale, invece, sarebbe stata determinata dalla “deiescenza dell’anastomosi venosa”, ovvero la rottura della sutura tra le vene del rene trapiantato e quelle della donna. Un caso, a detta degli esperti, “non noto in letteratura medica”.

 

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