Dei danni patiti da un motociclista caduto per la presenza di avvallamenti non segnalati sul manto stradale, risponde il Comune

La vicenda

Condannato anche in appello al risarcimento dei danni patiti da un motociclista caduto per la presenza di avvallamenti non segnalati sul manto stradale, il Comune ha proposto ricorso per Cassazione lamentando l’errore commesso dalla corte di merito per aver qualificato la domanda del danneggiato come domanda risarcitoria per danno derivante da cose in custodia, nonostante tutto il giudizio di primo grado fosse stato impostato sulla responsabilità per colpa dell’Ente.

La decisione – secondo il ricorrente – sarebbe stata contraria all’insegnamento giurisprudenziale che, in considerazione del diverso onere probatorio della responsabilità per omessa custodia rispetto a quella fondata sull’art. 2043 c.c., considera domanda nuova quella con cui solo in appello si invoca la responsabilità di cui all’art. 2051 c.c., a meno che sin dall’atto introduttivo del giudizio non vengano enunciate situazioni suscettibili di fatto di essere valutate come idonee ad integrare tale fattispecie, non potendosi neppure ritenere sufficiente il mero richiamo della norma giuridica.

Il giudizio di legittimità

Ma il motivo non è stato accolto. Per i giudici della Terza Sezione Civile della Cassazione (ordinanza n. 31065/2019), “la qualificazione della domanda, in seconde cure, ai sensi dell’art. 2051 c.c., è da ritenersi corretta, poiché quando la parte agisce prospettando condotte astrattamente compatibili con la fattispecie prevista da tale norma, anche la loro riconduzione operata dal giudice di primo grado all’art. 2043 c.c., non vincola il giudice d’appello nel potere, suo proprio, di riqualificazione giuridica dei fatti costitutivi della pretesa azionata, così come non lo vincola, logicamente, il riferimento formale, della parte, all’art. 2043 c.c.”.

Nel merito, il ricorrente aveva dedotto il fatto che il danneggiato non avesse provato il nesso di causa tra la cosa e il danno, non potendosi – a sua detta – “ritenere assunta tale prova dalla mera esistenza di un modesto avvallamento servente al deflusso delle acque né dalla presenza di grate per la raccolta delle acque piovane collocate ai margini della carreggiata proprio per non rappresentare uno ostacolo per il traffico veicolare”.

La decisione

Anche tale doglianza è stata rigettata perché inammissibile. Tutta la prospettazione difensiva era, infatti, volta ad ottenere un riesame delle risultanze istruttorie, sì da ribaltare, nel senso auspicato, l’accertamento operato dal giudice di merito circa l’avvenuto soddisfacimento da parte della vittima dell’onere di provare il nesso di causa.

Peraltro, conformemente alla giurisprudenza di legittimità, la Corte di merito si era anche occupata dell’eventuale ricorrenza del caso fortuito, ritenendo non provato che il comportamento imprudente o disattento del danneggiato fosse stato tale da integrare la causa di esclusione della responsabilità del convenuto.

In conclusione il ricorso è stato rigettato.

La redazione giuridica

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