Obbligo di precedenza violato e responsabilità del motociclista (Cass. civ., sex. VI – 3, 29 marzo 2022, n. 10062).

Obbligo di precedenza violato da parte del motociclista che in giudizio evidenzia che il segnale stradale era capovolto.

Il motociclista ricorre, sulla base di quattro motivi, per la cassazione della sentenza n. 354 del 2020 della Corte di Appello di Trieste esponendo che:

– aveva convenuto in giudizio il conducente dell’autoveicolo che lo aveva urtato per ottenere il risarcimento dei danni alla persona;

– il Tribunale aveva accolto parzialmente la domanda, riducendo la quantificazione pretesa dall’attore, ma confermando la sua ricostruzione della dinamica del sinistro;

– la Corte di Appello, pronunciando sul gravame principale del deducente, sul “quantum”, e su quello incidentale, sull'”an”, della compagnia di assicurazione, accoglieva il secondo osservando, in particolare, che il motociclista avrebbe violato l’obbligo di precedenza, non potendo ostare l’invisibilità del relativo segnale in quanto capovolto a 180 gradi, poiché il deducente viveva a poco più di un chilometro dal luogo del sinistro e, in difetto di prova contraria, doveva presumersi a conoscenza dell’obbligo di dare la precedenza in parola;

Per quanto qui di interesse, il motociclista impugna in Cassazione e deduce con il primo motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 C.d.S., comma 3, dell’art. 38 C.d.S., comma 2, degli artt. 145 e 146C.d.S., del reg. att. C.d.S., art. 79, poiché la Corte di Appello avrebbe errato fondando la sua decisione sulla sussistenza di un obbligo di precedenza indicato con un segnale stradale accertato come invisibile all’utente della strada.

La doglianza è fondata.

Il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina della segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo, o divieto di comportamento, è legittimamente imposto all’utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge.

In particolare, per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare (come dare la precedenza a chi viene da destra), è necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita “aliunde” dall’utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l’obbligo stesso scaturisce (Cass., 20/02/1998, n. 1782, Cass., 13/02/2009, n. 3660);

Di talchè, se il segnale stradale – che impone l’obbligo di dare la precedenza – è capovolto e, quindi, poco visibile, esso non può essere elemento sufficiente per addebitare la completa responsabilità dell’incidente al motociclista per violazione dell’ obbligo di precedenza.

Errata, pertanto la considerazione della Corte territoriale secondo cui il motociclista avrebbe avuto l’obbligo di precedenza passivo, e la non visibilità del segnale stradale parzialmente capovolto, non è rilevante considerato che lo stesso viveva poco distante dal luogo del sinistro.

Ad ogni modo, sottolineano gli Ermellini, a fronte della accertata non visibilità del segnale relativo all’obbligo di precedenza, è irrilevante il riferimento a un presunto «comportamento negligente del conducente dello scooter».

Per tali ragioni la decisione viene cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Trieste in diversa composizione, per la rivalutazione nel merito.

La redazione giuridica

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