La patologia che ha causato la morte (dissecazione acuta dell’aorta) era così grave da rendere difficili le possibilità di sopravvivenza e che un diverso intervento diagnostico e/o chirurgico non avrebbe inciso su tali possibilità” (Tribunale di Cassino, Sentenza n. 1470/2021 del 09/11/2021 RG n. 1370/2015)

Gli eredi del paziente, deceduto in data 27.09.2009, citano a giudizio la A.S.L. di Latina, la dott.ssa P e il dott. B, al fine di sentir dichiarare la responsabilità in merito al decesso del de cuius, avvenuto in data 27.09.2009, alle ore 02:30, presso l’Ospedale di Formia, ove lo stesso era stato accompagnato la sera del giorno precedente, alle ore 21.30 circa, “a seguito dell’insorgenza di un addormentamento degli arti alla parte destra del corpo, accompagnato da dolore al petto localizzato subito sotto la gola” e, successivamente, ricoverato presso il reparto di Medicina Generale Uomini. Gli attori contestano ai convenuti l’omessa diagnosi di dissecazione acuta dell’aorta, a cui sarebbe da imputarsi eziologicamente il decesso, intervenuto alle ore 02:30 del 27.09.2009, a poche ore di distanza dall’accesso del paziente al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Formia.

Il Dott. B nega ogni sua responsabilità nella causazione del decesso come da intervenuta archiviazione nei suoi confronti del procedimento penale n. 14393/09/00326 davanti al Tribunale di Latina.

L’Azienda U.S.L. di Latina, nega qualsivoglia responsabilità propria e del personale sanitario nella determinazione del decesso del paziente.

Anche la Dott.ssa P nega qualsivoglia responsabilità nel decesso del paziente.

Il Tribunale dispone CTU medico-legale con expertise cardiologica. All’esito dell’’attività istruttoria emerge che alcun errore è stato commesso ed il percorso sanitario intrapreso dai convenuti appare corretto e conforme ai criteri e principi dell’arte medica.

Nella CTU si legge “è difficile pensare che il paziente si sarebbe potuto salvare dalla perforazione dell’aorta ascendente con emopericardio e tamponamento cardiaco, sicchè le chances di sopravvivenza erano comunque ridotte al minimo”.

Conseguentemente, condivise appieno le conclusioni peritali, non risulta raggiunta la prova della sussistenza di un comportamento colpevole in capo ai Sanitari della Struttura.

In particolare, il CTU ha affermato che “la patologia che ha causato la morte era così grave da rendere difficili le possibilità di sopravvivenza e che un diverso intervento diagnostico e/o chirurgico non avrebbe inciso su tali possibilità”.

Ed ancora, il CTU ha rilevato che, “anche se il cardiologo avesse effettuato una corretta diagnosi e il paziente fosse stato trasportato presso idonea struttura per essere sottoposto ad intervento chirurgico, il decesso si sarebbe, con altissima probabilità, comunque verificato”.

Ebbene, essendo le chances di sopravvivenza comunque “ridotte al minimo”, la domanda di risarcimento del danno conseguente alla perdita di chance di sopravvivenza del paziente viene rigettata.

Quanto alle spese di giudizio, posto che “la compensazione delle spese di lite non si può fondare su generici motivi di opportunità, in quanto l’art. 92 cpc consente la compensazione delle spese processuali se ricorrono “gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione” e, come tale, deve trovare riferimento in particolari e specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa, viene richiamato e confermato, l’orientamento secondo cui si ritiene “.. opportuno disporre la compensazione per la natura della controversia, i rapporti acclarati, la necessità di non esasperare la situazione… anche in un’ottica di contemperamento di ulteriori, potenziali spinte conflittuali”.

Tenuto anche conto della pronuncia della Corte Costituzionale n. 77 del 19.04.2018, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 92, comma 2, c.p.c., nella parte in cui non prevede che il giudice possa non di meno compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni, oltre quelle nominativamente indicate nell’art. 92 c.p.c..

Sulla scia di tale orientamento, e per le medesime ragioni, anche le spese della C.T.U., vengono poste definitivamente a carico delle parti in solido, essendo “la consulenza tecnica atto compiuto nell’interesse generale della giustizia e, dunque, nell’interesse comune delle parti” ( Cass. Sez. III, 17.1.2013 n. 1023 ).

Avv. Emanuela Foligno

Sei vittima di errore medico o infezione ospedaliera? Hai subito un grave danno fisico o la perdita di un familiare? Clicca qui

Leggi anche:

La responsabilità risarcitoria per mancato consenso informato

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui