L’omessa informazione sui rischi e benefici della terapia si inserisce tra i fattori concorrenti della serie causale determinante la lesione alla salute

“In tema di errore medico, la prova della circostanza che il paziente non si sarebbe mai sottoposto ad alcun intervento chirurgico se fosse stato correttamente informato sulle possibili conseguenze, può essere fornita con ogni mezzo, ivi compresi il notorio, le massime di esperienza e le presunzioni, queste ultime fondate, in un rapporto di proporzionalità diretta, sulla gravità delle condizioni di salute del paziente e sul grado di necessità dell’operazione”: in tali termini si è espressa la Corte di Appello di Trento (C. App. Trento, sentenza n. 82 del 20 giugno 2020).

Il paziente conveniva in giudizio dinanzi il Tribunale di Bolzano l’Azienda Sanitaria della Provincia Autonoma di Bolzano per sentire accertare e dichiarare la responsabilità in ordine ai danni patiti in seguito agli interventi chirurgici.

Il Tribunale di Bolzano accoglieva la domanda e condannava l’Azienda ospedaliera al pagamento del risarcimento del danno quantificato in euro 92.000,00 per omessa informazione sulle possibili complicanze dell’operazione.

L’Azienda sanitaria propone appello lamentando erronea valutazione sugli obblighi di consenso informato e errata individuazione dell’onere della prova.

La Corte preliminarmente evidenzia che sebbene l’inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato sia autonomo rispetto a quello del trattamento terapeutico, non può affermarsi una assoluta autonomia dei due illeciti tale da escludere interferenza tra gli stessi nella produzione del medesimo danno.

Anche l’inadempimento dell’obbligazione relativa alla corretta informazione sui rischi e benefici della terapia si inserisce tra i fattori concorrenti della serie causale determinante la lesione alla salute.

Correttamente il Giudice di primo grado ha osservato che nel modulo relativo al primo intervento non sono indicate le complicanze consistenti nel peggioramento dell’incontinenza e nel dolore persistente.

La circostanza che i Medici chiamati alla prova testimoniale abbiano dichiarato che alla donna veniva prospettato oralmente dolore post-operatorio e guarigione dall’incontinenza non assicurata, non conferma che alla paziente veniva prospettata la possibilità di un peggioramento della condizione di incontinenza.

Inoltre, anche per il secondo intervento correttivo il consenso informato è stato inadeguato, poiché non palesava ulteriore peggioramento dell’incontinenza urinaria con aggiunta di incontinenza intestinale.

Conseguentemente, si deve considerare che l’Azienda Sanitaria non ha dato dimostrazione del corretto adempimento dell’obbligo informativo, non avendo fornito adeguata prova dell’avvenuta prospettazione alla paziente della possibilità di un peggioramento della patologia che l’intervento chirurgico si proponeva di curare.

La circostanza che la donna non si sarebbe sottoposta all’intervento se fosse stata correttamente informata risulta provata dalle numerose prove testimoniali che hanno confermato come sia stata stravolta la vita della paziente dopo gli interventi chirurgici.

Vi è anche da tenere in considerazione che l’intervento non aveva uno scopo salva vita, bensì quello della risoluzione di un lieve disturbo, onde il Tribunale presume ragionevolmente che la paziente non lo avrebbe affrontato se fosse stata consapevole dei rischi.

L’indirizzo della Suprema Corte al riguardo è fermo nel ritenere che la prova del rifiuto che il paziente avrebbe opposto al Medico, può essere fornita con ogni mezzo, ivi compresi il notorio, le massime di esperienza e le presunzioni, queste ultime fondate, in un rapporto di proporzionalità diretta, sulla gravità delle condizioni di salute del paziente e sul grado di necessità dell’operazione.

In conclusione, la Corte rigetta l’appello dell’Azienda Ospedaliera e la condanna a corrispondere alla paziente la somma complessiva di euro 91.730,00, oltre ad euro 10.942,25 per le spese di giudizio.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a malasanita@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Autodeterminazione e consenso informato, un po’ di chiarezza

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui