Aperta un’inchiesta per chiarire eventuali responsabilità mediche nella gestione di un paziente di Verona, che aveva deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico in quanto affetto da persistenti dolori lombari

Costretto su una sedia a rotelle dopo un’operazione per risolvere i suoi problemi alla schiena. E’ quanto accaduto a un giardiniere di Verona, che un anno e mezzo fa aveva deciso di operarsi in quanto affetto “da persistenti dolori lombari”.

L’intervento, eseguito il 6 marzo del 2018, sarebbe dovuto durare una ventina di minuti. Invece, come riporta il Corriere della Sera, si era protratto per circa 4 ore. Dalla sala operatoria l’uomo era uscito con entrambi gli arti inferiori paralizzati e un futuro compromesso. Nonostante la possibilità di qualche miglioramento, infatti, secondo il medico chirurgo che lo ha visitato cinque mesi dopo l’operazione, rimarrà paraplegico a vita.

La vicenda ha visto l’apertura di un’inchiesta con l’iscrizione nel registro degli indagati di cinque medici dell’ospedale di Negrar che ebbero in cura il paziente.

Il giudice per le indagini preliminari ha nominato i periti incaricati di chiarire la sussistenza di eventuali responsabilità sanitarie per l’accaduto. Secondo l’ipotesi accusatoria l’uomo avrebbe “riportato una grave lesione al midollo” con conseguente compromissione dell’uso delle gambe.

Quindi, i professionisti, in cooperazione colposa tra loro, nell’esercizio della professione sanitaria, avrebbero cagionato una lesione personale grave al paziente. Il primo in qualità di medico che ha eseguito l’intervento di sescectomia endoscopica tranforaminale dell’ernia discale destra, il secondo in qualità di anestesista, i restanti tre in qualità di medici che avevano seguito la fase post operatoria.

Come riferisce ancora il Corriere, il caso risulta al momento in una fase del tutto transitoria. Il procedimento è stato aggiornato a marzo per l’esposizione delle relazioni peritali.

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