Pfas, Regione Veneto: nessuna evidenza di una maggiore incidenza di tumori

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Rilevato un aumento modesto, ma significativo, di patologie cardiovascolari, ipercolesterolemia e ipotiroidismo

Al momento non sembra esserci alcuna correlazione tra l’inquinamento determinato da Pfas e i tumori registrati nelle zone di sversamento. E’ quanto emerge da i dati presentati dalla Regione Veneto in occasione dell’ampliamento dell’indagine sui possibile effetti dei Pfas all’Ulss 5 Ovest Vicentino e all’area sud dell’Ulss 6 di Vicenza. Si estende dunque il raggio d’azione del Registro Tumori del Veneto, unico in Italia nel suo genere, che raggiunge così la copertura del 67% dell’intera popolazione regionale.

Le nuove aree monitorate riguardano sette Comuni compresi nell’area ‘di massima esposizione’ a Pfas, per una popolazione di circa 45.000 residenti.  Considerando tutti i tumori, l’incidenza in questi Comuni è risultata inferiore rispetto alle aree del Registro sia nei maschi (417 x 100.000 contro 497) che nelle femmine (334 x 100.000 contro 366).

“Sul piano oncologico ed epidemiologico – sottolinea la Regione – l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) emerso nel 2013 in una vasta area del Veneto, ma in atto presumibilmente da almeno 20 anni, non ha portato al momento a rilevare un peggioramento del trend di salute dei cittadini nei territori maggiormente esposti.”

In un primo tempo è stata prospettata una possibile associazione tra inquinamento da Pfas e i tumore del rene e del testicolo. Sono pertanto stati disposti degli approfondimenti per queste due sedi tumorali la cui registrazione è stata ampliata al quadriennio 2010-2013.

Ma in quattro anni sono stati diagnosticati 21 tumori del rene, con un’incidenza nettamente inferiore al resto del Veneto sia nei maschi (9.9 x 100.000 contro 18.7) che nelle femmine (5.9 x 100.000 contro 7.7). I tumori del testicolo sono stati 9 (incidenza di 9.5 x 100.000 contro 7.1 nel resto del Veneto). Nessuna di queste differenze è risultata statisticamente significativa.

Poiché il Registro Tumori Veneto non copre tutta la popolazione interessata dalla contaminazione da Pfas, è stata eseguita un’analisi delle resezioni per tumore del testicolo, come indicatore surrogato dell’insorgenza di nuovi casi di tumore del testicolo in tutta la Regione.

Sono stati utilizzati i dati dei ricoveri avvenuti tra il 1997 ed il 2014 in maschi residenti in Veneto, di età compresa tra 15 e 54 anni, dimessi con una diagnosi di tumore maligno del testicolo dopo essere stati sottoposti a intervento di resezione del testicolo. Il tasso di resezioni dell’area esposta a Pfas è risultato identico a quello del resto del Veneto (11 x 100.000 per entrambi).

In conclusione, da nessuna delle analisi effettuate è emersa alcuna evidenza di una maggiore incidenza di tumori a carico delle popolazioni esposte a Pfas, sia per le sedi oggetto di particolare attenzione che per tutti i tumori.

I dati del Servizio Epidemiologico Regionale evidenziano peraltro un aumento modesto, ma significativo, di patologie cardiovascolari, ipercolesterolemia e ipotiroidismo. “Questi dati, collegati principalmente agli stili di vita, non verranno sottovalutati ma approfonditi in modo analitico e rivalutati con l’Istituto Superiore di Sanità”.

Intanto, sul fronte prevenzione, è stato confermato che lo screening su tutte le persone residenti nella cosiddetta area rossa, composta da 21 Comuni (circa 126mila cittadini), che prevede una serie di esami di primo e secondo livello esenti  da ticket, inizierà in autunno. Si partirà dai coloro che hanno età compresa tra 14 e 65 anni (circa 85 mila persone). Confermato anche il prossimo avvio del monitoraggio sulla catena alimentare che partirà non appena definite con l’Istituto Superiore di Sanità le aree da monitorare e il paniere degli alimenti da trattare.

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