Ai fini della legittimità di una sanzione elevata con apparecchiatura photored è necessario che sia allegata la documentazione fotografica che rappresenti il conducente al di là qua della linea bianca di arresto a semaforo rosso

In base all’art. 146 comma 3 del Codice della strada, il conducente del veicolo che prosegue la marcia, nonostante che le segnalazioni del semaforo o dell’agente del traffico vietino la marcia stessa, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 163 ad euro 652. Tale condotta rileva necessariamente all’atto di superamento della striscia di arresto, dopo l’accensione della luce semaforica rossa. Lo chiarisce il Giudice di Pace di Fermo nella sentenza n. 68/2020 pronunciandosi sul ricorso presentato da un automobilista contro un verbale elevato dalla Polizia municipale. L’infrazione, nel caso in esame, era stata rilevata con apparecchiatura di tipo photored.

Il conducente eccepiva, tra gli altri motivi, l’assenza di fotogramma che lo rappresentava, ai sensi della normativa sopra richiamata, al di qua della linea bianca di arresto a lanterna semaforica rossa.

Per il Giudice di Pace la doglianza va accolta.

Dalla documentazione fotografica in atti, infatti, non era consentito valutare in modo corretto ed inequivocabile la posizione del veicolo in rapporto alla striscia di arresto ed al colore della lanterna semaforica. Il verbale di accertamento non era confortato da un surplus di prova (in particolare report audiovisivo relativo all’infrazione contestata).

In sostanza – specifica il Collegio – affinché il verbale sia valido, la prova fotografica deve rappresentare il conducente del veicolo che decide di superare la striscia bianca di arresto nonostante la luce semaforica sia rossa. Nel caso in esame i fotogrammi rappresentavano il ricorrente già oltre la striscia bianca di arresto. Dall’esame delle foto di evinceva che il ricorrente fosse nella corsia di svolta con lanterna semaforica rossa, ma il primo fotogramma lo ritraeva già oltre la linea bianca di arresto e l’ultimo fotogramma lo vedeva al di qua dell’impianto semaforico. Pertanto non poteva dirsi integrata la fattispecie di cui all’art. 146 comma 3 del Codice della strada.

La redazione giuridica

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