Prescrizioni post-operatorie ignorate, il paziente interrompe il nesso causale

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Se il paziente non segue le istruzioni del chirurgo e si opera altrove, l’incertezza causale che ne deriva ricade su di lui.
Nel contenzioso per responsabilità sanitaria, il rispetto delle indicazioni mediche successive all’intervento assume un ruolo decisivo nella ricostruzione del nesso causale. La Corte di cassazione torna a chiarire che le prescrizioni post-operatorie ignorate dal paziente possono incidere in modo determinante sull’accertamento del danno e sulla sua stessa risarcibilità, soprattutto quando intervengano fattori successivi idonei ad alterare il quadro clinico (Corte di Cassazione, ordinanza n. 16820/2026).

Il caso

Nel dicembre 2011, una paziente veniva operata al piede destro presso una Casa di Cura umbra. Alla dimissione riceveva prescrizioni chiare: scarpa ortopedica, controllo entro due settimane, radiografia a un mese. Non ne rispettava nessuna. Circa un anno dopo, si sottoponeva a un secondo intervento allo stesso piede — stessa patologia, chirurgo diverso, struttura diversa — e lamentava poi postumi invalidanti permanenti che imputava al primo chirurgo e alla prima clinica.

Il Tribunale di Perugia le dava inizialmente ragione, facendo proprie le conclusioni del CTU che aveva stimato un danno differenziale del 6% di invalidità permanente. La Corte d’Appello di Perugia riformava integralmente la sentenza: la paziente

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