Chiunque pratichi un’attività fisica può essere vittima della pubalgia, sindrome dolorosa che interessa la regione addominale e inguinale fino alla zona interna delle cosce. Ma non solo… in effetti si riscontra spesso anche in persone sopra i 50 anni che non praticano alcuno sport!
A che cosa è dovuta? Rodolfo Capanna, presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) e primario di ortopedia oncologica all’Ospedale Careggi di Firenze spiega in un articolo che nella maggior parte dei casi la pubalgia rientra tra le “patologie da sovraccarico”.
L’origine si fa risalire a una serie di microtraumi ripetuti nel tempo che possono creare danni a livello dei punti di inserzione sull’osso pubico di diversi muscoli, tra cui addominali e adduttori. In pratica, si tratta di un dolore muscolo-tendineo (mioentesite) che riguarda diversi gradi di lesione dei muscoli della zona frontale e bassa dell’addome e della sinfisi pubica (articolazione fra le due ossa pubiche). Ecco perché non colpisce solo atleti, ma perché può riguardare chiunque di noi.
Sempre il dr Capanna ci spiega che “numerosi fattori possono favorire il sovraccarico funzionale e dare il là alla sindrome dolorosa. Tra questi, sbilanciamenti funzionali tra muscoli addominali deboli e muscoli adduttori forti e rigidi, debolezza intrinseca di muscoli addominali o inguinali, contratture di alcuni muscoli (per es. flessori dell’anca) che a loro volta possono indurre alterazioni della postura, presenza di un’accentuata curvatura lombare o di patologie congenite dell’anca. Possono contribuire allo sviluppo della pubalgia anche fattori esterni, per esempio allenamenti su terreni non adatti (troppo cedevoli o irregolari) o il cambiamento del tipo di scarpe.
Sebbene la pubalgia abbia una predilezione per gli sportivi, specialmente di sesso maschile, può colpire anche le donne soprattutto a fine gravidanza. In questi casi, il dolore è scatenato, da una parte dal peso del bambino sui muscoli dell’addome, dall’altra dalla secrezione dell’ormone relaxina che conferisce maggiore elasticità alla sinfisi pubica per favorire il parto».
L’intervista del Medico specialista continua definendo la sintomatologia come un caratteristico dolore nella zona pubica, che può irradiarsi fino all’interno coscia, in genere unilaterale. Inoltre sembrerebbe che tale dolore compaia nelle fasi iniziali del disturbo, al risveglio e si manifesta quando si comincia l’attività sportiva, per poi scomparire dopo il riscaldamento. Così come appare e scompare anche in chi non fa sport ma più semplicemente passeggia in compagnia di amici!
La letteratura internazionale ci dice che per alleviare i disturbi si usano antinfiammatori e antidolorifici. Noi riscontriamo che spesso non basta, quindi consigliamo anche l’utilizzo di Fisioterapia come Massoterapia, Stretching e Ginnastica posturale, evitando di ricorrere a terapia fisica strumentale. Evitare macchinari non perché abbiano scarso effetto ma per tutelare gli utenti visto che nella zona inguinale vi sono strutture delicate come vasi arteriosi, stazioni linfonodali e gonadi. Fondamentale è un programma di riatletizzazione con esercizi di rinforzo muscolare, stretching dei muscoli adduttori e ginnastica propriocettiva.
Già… fondamentale poiché trattare la pubalgia non è mai cosa semplice, quindi una volta diminuita la sintomatologia dolorosa una buona equipe riabilitativa deve assolutamente prevenire che ciò accada ancora. Ecco perché è importante rieducare in palestra dopo aver riabilitato nel box di fisioterapia.
Sicuri che troverete interessante queste informazioni iniziamo ad invitarvi nella nostra fisiopalestra MeRiBen in via b. annarumi 19 (Genzano di Roma) per offrirvi la nostra consulenza nel caso foste affetti anche voi da questa fastidiosa sindrome.
Dr. Paolo Scannavini
Fisiopalestra MeRiBen




