Tra lavoro notturno, straordinari e movimentazione di pesi, infermieri e Oss sono le professioni più esposte a rischi per la salute e la sicurezza

Diffusa presenza di rischi per la salute e la sicurezza dovuti sia all’organizzazione del lavoro, considerando il lavoro notturno e gli straordinari, sia di rischi fisici e ambientali, come quelli dovuti al sollevamento di pesi e pazienti. E’ quanto emerge dal report ‘Le condizioni di lavoro e di salute nel settore sanitario’, a cura di Fp Cgil, Inca e Fondazione Di Vittorio (Fdv).

L’inchiesta ha coinvolto oltre 900 lavoratrici e lavoratori del sistema sanitario, con un’anzianità elevata e per lo più infermieri. I risultati evidenziano che il lavoro notturno interessa attualmente circa un lavoratore su tre ma, nell’arco della complessiva storia lavorativa del campione di riferimento, ha riguardato il 76,5%.

Il lavoro straordinario è, invece, svolto da poco più della metà dei rispondenti. La gran parte degli intervistati, poi, svolge mansioni che prevedono la movimentazione di pazienti o di altri pesi, anche con carrelli.

Considerando l’insieme di questi fattori di rischio, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari sono le professioni più esposte.

In linea con questi risultati, a condizioni di lavoro più dure corrisponde un giudizio più negativo sul rapporto tra salute e lavoro da parte degli intervistati. Infatti, l’84,5% degli infermieri e il 79,7% degli operatori socio-sanitari dichiara che le condizioni di lavoro hanno avuto un impatto sulla propria salute.

I problemi per la salute fisici e psicologici, si legge nel rapporto, sono comunque diffusi trasversalmente tra le professioni. Solo il 21,9% non ha indicato alcuna sintomatologia dolorosa a fine turno. I disturbi più diffusi sono quelli muscolo-scheletrici. Si tratta, in particolare, di problemi alla schiena, alle spalle, alla testa e al collo. Questi sono presenti in maniera significativa tra le varie professioni, seppure con diversa intensità.

Considerando la presenza di patologie di lunga durata, ovvero superiori a un anno, per l’insieme del campione, i disturbi lombo-sacrali e quelli lombari interessano rispettivamente il 18,7% e il 18,2% dei rispondenti, le cervicali il 15,9%, i dolori alle spalle l’11% circa e i dolori dorsali il 9,5%.

Nel dettaglio, considerando i disturbi di lunga durata insieme ad altri rilevati alla fine dei turni, gli infermieri e assimilati sono il gruppo professionale che dichiara più problemi muscolo-scheletrici, con un insieme differenziato di patologie: dolori dorsali, lombari e lombo-sacrali, cervicali e alle spalle.

Tra le professioni ad alta specializzazione si segnala invece una presenza più elevata della media per i dolori ai gomiti e alle braccia. Per gli operatori socio-sanitari, gli ausiliari e i tecnici si rilevano problemi simili, con patologie alla schiena e alle spalle, con una maggiore incidenza di problemi alle spalle per gli operatori.

Il personale amministrativo registra dolori alla schiena e al collo, con una presenza più diffusa di cervicali e una incidenza elevata di addormentamento delle mani.

I medici sono un gruppo professionale che, oltre ai problemi alla schiena, registra una presenza diffusa di problematiche alle mani, con dolore ai movimenti. Considerando infine i casi denunciati e riconosciuti, il rapporto evidenzia che il 40,9% degli intervistati ha subito un infortunio e il 6,9% una malattia professionale.

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