La Corte d’Appello di L’Aquila (Prima Sezione Civile) rigetta il gravame proposto da una paziente avverso la sentenza del Tribunale di Pescara, confermando l’esclusione della responsabilità delle strutture ospedaliere coinvolte. Nonostante le criticità diagnostiche iniziali nella gestione di una presunta malattia infiammatoria pelvica (PID), l’istruttoria peritale ha escluso la certezza probabilistica che una diagnosi tempestiva e un diverso trattamento avrebbero evitato l’intervento chirurgico demolitivo e la perdita della fertilità.
Con la sentenza pronunciata all’esito del giudizio d’appello, la Prima Sezione Civile della Corte d’Appello di L’Aquila (si è pronunciata in materia di responsabilità sanitaria, tracciando i confini dell’onere probatorio sul nesso eziologico e sui limiti prognostici del giudizio controfattuale nelle patologie ginecologiche a evoluzione subdola (Corte d’Appello L’Aquila – sentenza 22 luglio 2025, n. 883).
Il fatto e l’iter di primo grado
La vicenda giudiziaria traeva origine dal complesso percorso clinico affrontato da una giovane donna, la quale, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, si era rivolta a più riprese a diversi presidi ospedalieri (tra cui le strutture di Pescara e di Pineto/Penne)…





