Sesso con le detenute: medico patteggia un anno e mezzo di reclusione

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A far scattare le indagini è stata la denuncia presentata da una detenuta, corroborata dalla testimonianza di un’altra donna reclusa.

Ha tenuto un comportamento che poco si adattava al camice che indossava il medico accusato di aver fatto sesso con le detenute del carcere della Giudecca, dove lavorava.

I fatti si sarebbero svolti fino al 2011 nel penitenziario di Venezia.

A svelare quanto accaduto è stata una lunga inchiesta della Procura che si è conclusa proprio qualche giorno fa. Il medico accusato di aver fatto sesso con le detenute ha deciso di patteggiare: gli è stata applicata la pena di un anno e sei mesi di reclusione (con la sospensione condizionale).

Il sanitario, 59 anni, fino a qualche anno fa era un medico della Ulss in servizio nell’ala femminile del carcere.

Il giudice ha disposto nei suoi riguardi anche la sospensione dalla professione per un periodo di tempo analogo a quello della pena detentiva.

Tuttavia, mentre la prima è sospesa, la seconda dovrà probabilmente essere scontata non appena diventata definitiva.

Tutto è nato dalla denuncia di una detenuta. La donna ha dichiarato di essere stata palpeggiata e di aver subito pesanti molestie all’interno dell’infermeria dell’istituto di pena della Giudecca.

A quel punto, gli inquirenti hanno iniziato gli accertamenti ascoltando altre detenute.

Interrogato anche il personale della polizia penitenziaria e la direzione del carcere.

Poco alla volta, sono emersi altri dettagli.

Una detenuta ha ammesso di aver intrattenuto una relazione sentimentale con il medico, protrattasi nel tempo. In questo caso gli investigatori hanno appurato che si trattava di un rapporto consenziente, sebbene di non consentito.

Dalle testimonianze raccolte durante le indagini è emerso che rapporti consenzienti con detenute sarebbero stati intrattenuti anche da un altro medico in servizio all’interno del carcere. L’uomo è stato poi trasferito altrove.

Al termine delle indagini preliminari il pm, poco convinto dalle accusa, ha avanzato una richiesta di archiviazione a carico del medico. Ma il gip Massimo Vicinanza non è stato dello stesso avviso e ha imposto alla Procura di formulare il capo d’imputazione a carico del medico.

È stato quindi chiesto il suo rinvio a giudizio per violenza sessuale commessa approfittando del proprio ruolo professionale.

Il sanitario si è difeso professandosi innocente. Tuttavia, ha deciso di patteggiare a 18 mesi con la condizionale.

Assistito dagli avvocati Renato Alberini e Augusto Palese, presenterà ricorso in Cassazione.

In particolare, l’obiettivo è quello di opporsi alla sospensione dalla professione.

 

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