Con il nuovo approccio introdotto da una recente ricerca, il target terapeutico si sposta sul muscolo. «Responsabile Civile» ha chiesto un parere a un’esperta neurologa del Policlinico Tor Vergata

Il muscolo come possibile target terapeutico nella Sclerosi Laterale amiotrofica (SLA). È questa la principale novità introdotta dalla ricerca che è nata da una collaborazione tra Università Sapienza, Fondazione Ri.MED, IRCCS San Raffaele Pisana e Università della California e pubblicata qualche giorno fa sulla rivista PNAS.

Pierangelo Cifelli ha parlato di “approccio profondamente rivoluzionario” e per questo, «Responsabile Civile» ha chiesto alla dott.ssa Vittoria Carla D’Agostino, neurologa del Policlinico Tor Vergata un commento.

«È un risultato molto interessante visto che si tratta di una malattia per cui non esiste una reale cura» ci spiega. «Comprenderne la patogenesi è fondamentale per trovare una terapia».

«Il ruolo del muscolo nella patogenesi della sla è un’evidenza su topo già nota almeno da 10 anni grazie ai lavori di molti ricercatori tra cui il prof. Musarò sempre dell’Università la Sapienza. Un’ipotesi che poteva spiegare perché l’incidenza della malattia sia molto più elevata nei calciatori: veniva ipotizzato che un precoce blocco del dolore a livello muscolare (come avviene durante le partite) potesse innescare un segnale errato dal muscolo al neurone contribuendo allo sviluppo della malattia. Ma ancora si da davvero poco».

«Questo studio» conclude la D’Agostino, «è molto interessante perché unisce la sperimentazione su animale e su pazienti. Inoltre il pea non ha significativi effetti collaterali e questo potrebbe permettere rapidamente di confermare questi risultati tramite un trial randomizzato e controllato».

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