Le condotte patite a livello fisico e psichico vengono considerate particolarmente pregiudizievoli e idonee a provocare intense sofferenze (Trib. Forlì, sent., 23 settembre 2021, Giudice Vecchietti)

Il soggetto psicologicamente bullizzato cita a giudizio i genitori di due minori onde vederne accertata la responsabilità nella produzione delle lesioni fisiche e psichiche.

Allega l’attore che, il giorno 8 settembre 2015, quando ancora era minorenne, venne invitato da un amico, anch’egli minorenne, presso la propria abitazione. Sul posto, erano presenti anche altri due minori.

L’attore fu invitato in soggiorno dai convenuti, con il pretesto di giocare insieme con i video giochi. A quel punto, iniziarono le violenze e le vessazioni ai danni dell’attore. Egli venne costretto a fare una doccia, fredda, completamente vestito. Tornato in salotto, si accorse che i convenuti avevano utilizzato il suo cellulare per mandare un messaggio volgare e offensivo a una sua cara amica.

Seguirono calci e pugni e frasi minacciose, il tutto sotto le riprese di un video girato con il cellulare. Alle percosse, seguirono offese e costrizioni verso l’attore, che fu costretto a leccare uno sputo a terra sotto la minaccia di essere ammazzato con un coltello.

A ogni rifiuto, il soggetto psicologicamente bullizzato veniva aggredito a calci, fino a quando, temendo per la propria incolumità fu costretto a leccare lo sputo.

A quel punto, i tre convenuti minacciarono l’attore che se il video avesse fatto il giro della scuola,”era finito e poteva anche ammazzarsi”.

Uno dei convenuti minacciò l’attore con un coltello alla gola dicendo che se avesse raccontato a qualcuno le violenze subite, gli avrebbe tagliato la gola e dato fuoco alla casa. Minacciò anche l’attore di fare del male alla sorella, qualora le avesse raccontato qualcosa. A quel punto, l’attore fu buttato fuori casa facendolo rotolare nel fango.

Il ragazzo, raccontò al padre di essere caduto dalle scale. Egli, infatti, presentava lividi ed escoriazioni e aveva l’apparecchio dei denti rotto, per via dei pugni subiti. Dopo l’episodio, l’attore iniziò a presentare comportamenti strani fino a quando decise di confidarsi con la sorella, che riferì tutto ai genitori.

Allega l’attore di essere nato con fragilità di tipo psichico, tanto da essere seguito dal Dipartimento di salute mentale e di avvalersi a scuola di una insegnante di sostegno.

A seguito delle violenze subite, lo stato psicofisico dell’attore sarebbe notevolmente peggiorato, con evidenti difficoltà comportamentali e relazionali. I pregiudizi psicofisici subiti dal ragazzo venivano riportati nella relazione di parte depositata in atti.

Uno dei convenuti forniva una ricostruzione dei fatti diversa da quella attorea. Eccepiva di avere incontrato solo una volta l’attore e di non essere a conoscenza dei suoi problemi psichici né del fatto dell’insegnante di sostegno.

Sulla ricostruzione dei fatti, il Tribunale evidenzia che tali comportamenti sono qualificabili nel loro complesso come “atti di bullismo” e singolarmente quali minacce, percosse, atti di violenza privata e ingiurie, suscettibili di fondare una responsabilità risarcitoria anche in ambito civilistico, ex art. 2043 c.c. e 2059 c.c..

Le parti controvertono, tuttavia, sulla quota di responsabilità da attribuire ai singoli convenuti, in base al contributo effettivamente dato nel perpetrare tali atti.

Emerge dagli atti che le percosse e le ingiurie sarebbero essenzialmente imputabili a uno dei tre convenuti.

Pacifico, comunque che gli altri due convenuti erano presenti nel corso degli accadimenti patiti dall’attore e oggetto di causa.

Orbene, come evidenziato dalla giurisprudenza di legittimità, in tema di concorso morale nel reato, “la presenza fisica allo svolgimento dei fatti integra un’ipotesi di concorso morale penalmente rilevante qualora si attui in modo da realizzare un rafforzamento del proposito dell’autore materiale del reato e da agevolare la sua opera, sempre che il concorrente si sia rappresentato l’evento del reato ed abbia partecipato ad esso esprimendo una volontà criminosa uguale a quella dell’autore materiale”.

L’effetto delle condotte adottate dai due convenuti è reso evidente anche dalla percezione psichica dell’attore. Dalle dichiarazioni attoree emerge la percezione dell’intimidazione del gruppo, tanto che egli ha raccontato di avere paura di tutti e tre, senza distinzioni, che “.. .non aveva raccontato subito quanto gli era successo perché temeva che se quei ragazzi l’avessero saputo, gli avrebbero fatto ancora più male”.

Per tali ragioni si palesa una responsabilità solidale di tutti i responsabili dell’illecito, ai sensi dell’art. 2043 e 2055 c.c.; infatti “La solidarietà sancita dall’art. 2055 c.c. comporta che, allorquando la produzione del fatto dannoso sia addebitabile a più soggetti come conseguenza della loro azione od omissione dolosa o colposa, basta per ritenere solidalmente obbligato al risarcimento del danno il singolo compartecipe, che la sua Azione abbia concorso in maniera efficiente a determinare l’evento, anche se le varie componenti causali costituiscono più fatti illeciti e producono la violazione di norme giuridiche diverse”.

Venendo alla liquidazione del danno non patrimoniale, per quanto concerne il danno biologico, non emergono elementi in grado di rappresentare la sussistenza di un pregiudizio medicalmente accertabile e quantificabile con parametri medico legali, a danno dell’attore. Sul punto, infatti, la relazione, oltre a costituire comunque un documento di parte, si appalesa generica e inidonea alla rappresentazione di una inabilità, temporanea o permanente, causalmente riconducibile all’episodio in questione.

Conseguentemente, anche l’ammissione di una CTU in assenza di precise allegazioni da parte dell’attore, viene considerata esplorativa.

Per quanto riguarda il danno morale, invece, l’attore ha riferito di avere provato angoscia, ansia, paura, a seguito dei fatti oggetto del giudizio, tutti elementi astrattamente riconducibili al pregiudizio morale di cui si domanda il risarcimento.

La gravità dei fatti accaduti, costituisce già di per sé elemento presuntivo in grado di fare ritenere che l’attore possa avere subito gravi sofferenze, in ragione delle violenze, delle intimidazioni, minacce, offese ricevute in quella occasione.

Per quanto concerne la quantificazione di tale voce di danno, “deve tenersi conto di tutte le circostanze del caso concreto ed in particolare della gravità del reato, dell’entità delle sofferenze patite dalla vittima, dell’età, del sesso e del grado di sensibilità del danneggiato, del dolo oppure del grado di colpa dell’autore dell’illecito, della realtà socio-economica in cui vive il danneggiato”.

Già prima dei fatti di causa, l’attore versava in una condizione personale di fragilità psichica, che usufruiva del sostegno scolastico, che presentava difficoltà sul piano sociale e comportamentale.

Ergo, è evidente che le condotte patite, perpetrando una grave intrusione nella sfera personale, a livello fisico (botte e violenze) e psichico (utilizzo del cellulare, offese) appaiono particolarmente pregiudizievoli ed idonee a provocare intense sofferenze, in una persona che già, per proprie condizioni personali, patisce difficoltà nel rapportarsi con gli altri.

Per tali ragioni il Tribunale ha liquidato in via equitativa l’importo di Euro 20.000,00.

Avv. Emanuela Foligno

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