Tentata violenza contro guardia medica, Ordine di Lecce sarà parte civile

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La dottoressa sarebbe rimasta vittima di un episodio di tentata violenza sessuale durante una visita a domicilio in Salento

L’Ordine di Lecce si costituirà in giudizio a difesa della guardia medica, presunta vittima di una tentata violenza sessuale la scorsa settimana a Taviano, in Salento. La dottoressa si era recata a casa di un paziente per una visita nel cuore della notte.  Ma, secondo quanto ricostruito, dopo essere entrata nell’abitazione avrebbe subito delle avances e sarebbe stata aggredita. Fortunatamente la donna è riuscita a fuggire e a dare l’allarme.

L’episodio aveva suscitato la presa di posizione del Presidente FNOMCeO, Filippo Anelli e del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Questa aveva espresso il proprio sdegno per l’ennesimo caso di violenza subita da una dottoressa. “Questo è solo la punta dell’iceberg” – ha dichiarato Lorenzin, ricordando l’istituzione dell’osservatorio contro la violenza dentro e fuori gli studi medici proprio per far fronte a tale preoccupante fenomeno.

Sulla vicenda interviene ora L’Ordine dei Medici di Lecce, che in una nota denuncia l’emergenza che sta vivendo il Salento.

“Non vogliamo difendere solo la collega, ma la dignità di tutti”, afferma il neo presidente, Donato de Giorgi.

Sul tema è attiva la Commissione sicurezza e disagio lavorativo, presieduta dal vicepresidente dell’Ordine Luigi Peccarisi. “Già un mese fa – dice Peccarisi – c’era stato un incontro con il Prefetto per discutere delle modalità di tutela dei medici in continuità assistenziale, in cui era stata espressa la massima collaborazione e attenzione”.

I medici chiedono telecamere, videocitofoni, ingressi anti scasso, congegni per allertare le forze dell’ordine. “Riteniamo necessario – aggiunge il vicepresidente dell’Ordine – stabilire mansionari su compiti e limiti del servizio per dissuadere da richieste improprie. Inoltre sarebbe opportuno avere la possibilità di essere accompagnati da guardie giurate o dalle forze dell’ordine negli interventi ritenuti a rischio”.

“I medici del settore – conclude Peccarisi – sono consci del pericolo insito nella professione. Vogliono onorare l’impegno ma soprattutto, opportunamente considerati, vogliono sentirsi orgogliosamente medici”.

 

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