I camici bianchi erano finiti a giudizio per la morte di un pensionato di 67 anni dopo la scoperta di un tubicino di drenaggio rimasto nell’addome del paziente nel corso di un intervento eseguito nel brindisino

“Il fatto non sussiste”. Questa la formula con cui il Tribunale di Brindisi ha assolto cinque medici accusati del decesso di un pensionato di 67 anni, sottoposto a due interventi chirurgici nell’aprile del 2011 all’ospedale di Francavilla Fontana. I camici bianchi erano finiti a giudizio per omicidio colposo dopo la scoperta di un tubicino di drenaggio di sette centimetri rimasto nell’addome del paziente, segnalata dai medici del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che lo avevano preso in carico per cercare di migliorarne il quadro clinico.

In base a quanto emerso dalle indagini della Procura del capoluogo di provincia salentino, per due volte il paziente sarebbe stato “sottoposto a interventi inutili, essendo stata sbagliata la diagnosi, e mal eseguiti”. Per due dei chirurghi sono state valutate le condotte in relazione a entrambi gli interventi, mentre per gli altri le accuse erano inerenti alla seconda operazione.

Il decesso del pensionato si sarebbe verificato per “arresto cardio-respiratorio terminale da insufficienza multi-organo in polineuropatia post-infettiva con iniziali piaghe da decubito”. 

Secondo l’ipotesi accusatoria, a carico degli indagati ci sarebbero stati elementi tali da affermare la “colpa medico professionale consistita in negligenza, imprudenza e imperizia”. Come riporta Brindisi Report, uno dei medici di chirurgia avrebbe effettuato una errata diagnosi. Nello specifico, avrebbe attribuito “il calo ponderale di quasi 50 chili da gennaio sino ad aprile 2011 e il quadro clinico di sub-occlusione intestinale  nonché l’inappetenza e le algie addominali lamentate dal paziente, alla calcolosi biliare”. E non invece alla “grave situazione di malnutrizione  da sindrome ischemica intestinale”. Il medico avrebbe deciso di sottoporre il pensionato a un “intervento laparotomico esplorativo  e di colecistectomia”  il 4 aprile 2011, che, per la magistratura, sarebbe stato “del tutto inutile”.

Inoltre, i due chirurghi avrebbero deciso di “dimettere il paziente precocemente il successivo 18 aprile “pur in presenza di esami di laboratorio notevolmente alterati nonché di debolezza muscolare e aritmia cardiaca”.

Il tutto “senza approfondire ulteriormente il quadro clinico, alla ricerca delle cause dell’occlusione intestinale che non era stata rimossa”.

Ne era scaturita la necessità di un nuovo ricovero d’urgenza, il 19 aprile, con accesso al Pronto soccorso e con un nuovo intervento di “trasversostomia” realizzato dallo stesso chirurgo autore della precedente operazione. Anche in questo caso, secondo l’accusa, si sarebbe trattato di un intervento non necessario in quanto non vi sarebbe stata certezza di un colon tossico e di una patologia addominale ed essendo il paziente già notevolmente debilitato dalla precedente operazione chirurgica.

Per il pm, l’intervento non sarebbe stato “realizzato a regola d’arte” da nessuno dei cinque medici” perché “non veniva rimosso, una volta concluso l’intervento, un corpo tubolare dall’addome del paziente”.

Quel corpo “verosimilmente” era un “frammento di un drenaggio estratto in maniera incompleta della lunghezza di 7-10 centimetri attorno al quale si formavano tenaci aderenze e che determinava l’insorgere della peritonite plastica fibroadesiva interessante tutto l’intestino tenue e gran parte del colon a valle della trasversostomia fino al sigma”.

Il tubicino di drenaggio era stato scoperto solo il 7 ottobre 2011 a Bologna, dove l’uomo era stato sottoposto a una colectomia, anche se le sue condizioni erano già compromesse. Il 4 novembre era sopraggiunto il decesso.

A conclusione del primo grado di giudizio il Tribunale ha ritenuto di assolvere gli imputati. Come riferisce Brindisi Report la sentenza è stata pronunciata con formula dubitativa. Per le motivazioni sarà necessario aspettare novanta giorni.

Leggi anche:

EX CHIRURGO ACCUSATO DI OMICIDIO COLPOSO ASSOLTO IN APPELLO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui