Carlo Calcagni, colonnello del Ruolo d’Onore e Pilota Istruttore di elicotteri dell’Esercito Italiano, è una delle tante vittime della cosiddetta “Sindrome dei Balcani” ( uranio impoverito) che gli ha procurato una invalidità permanente del 100%, nonostante questo la pratica di risarcimento non è ancora stata definita. Responsabile civile lo ha raggiunto e intervistato

Ci vuole raccontare come e quando è venuto in contatto con l’Uranio impoverito, quando ha cominciato a manifestare i primi sintomi e quali sono state le conseguenze?

Nel 2002, in seguito alla partecipazione alla missione internazionale di pace nei Balcani, con sede a Sarajevo, mi viene diagnosticata una linfomielodisplasia con citopenia refrattaria con necessità di trapianto allogenico di midollo, una grave epatopatia cronica e un panipopituitarismo (ipotiroidismo, ipogonadismo e ipocortisolismo). Soltanto dopo anni di lotta, mi viene riconosciuta la causa di servizio. La causa, accertata e riconosciuta, è un nemico subdolo e terribile: l’uranio impoverito. Io sono cosciente, perché mi è stato più volte ripetuto, che un uomo malato di uranio impoverito è un condannato a morte, ma questo non mi fa paura e soprattutto non mi impedisce di lottare tutti i giorni.

La grave condizione di salute mi costringe a pesanti terapie: due ore di camera iperbarica appena sveglio; 7 iniezioni di immunoterapia a basso dosaggio, specifica per la MCS (Sensibilità Chimica Multipla); ossigeno terapia per 18 ore al giorno; dormire con la maschera facciale collegata al ventilatore polmonare; subire 4-5 ore al giorno di flebo; assumere centinaia di pastiglie; praticamente sono costretto a vivere in una casa-ambulatorio e ad affrontare lunghi viaggi verso cliniche ed ospedali anche al di fuori dei confini nazionali; inoltre da oltre un anno, a causa di una grave malattia neurologica autoimmune degenerativa, irreversibile e cronica, mi sottopongo, settimanalmente, a plasmaferesi e immunoglobuline presso il Centro Trasfusionale dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce, seguito dal Dottore Valentino e dal Dottore Canaris.

Oltre la malattia c’è un altro nemico a affrontare: la burocrazia. Una Commissione Medico-Ospedaliera Militare, il Comitato di Verifica del Ministero dell’Economia e Finanze poi e successivamente il Ministero della Difesa hanno ammesso la correlazione tra la sua malattia e la contaminazione da uranio impoverito, eppure, nonostante questo lei non ha ricevuto alcun tipo di riconoscimento o risarcimento…

Ho sempre cercato di fare il mio dovere e credo di averlo fatto al meglio. Proprio in Bosnia sono stato encomiato in zona di operazioni per aver ben rappresentato l’esercito italiano e per aver dato lustro all’Italia intera in un contesto internazionale, questo non mi ha portato a nessun riconoscimento in Italia perché sono rientrato con le mie gambe.

Da 14 anni porto avanti la mia battaglia perché non è ancora stata definita la pratica di risarcimento sebbene io sia uno dei primi militari a cui è stato riconosciuto il nesso causale fra la partecipazione alla missione in Bosnia con l’esposizione ai frammenti dei proiettili e delle bombe costruite con l’uranio impoverito e le infermità permanenti riportate.
Non ho mai ricevuto un riconoscimento dalla Stato italiano per la partecipazione a quella missione all’estero.

Il risveglio rappresenta uno dei momenti più difficili della giornata perché i dolori alle mani mi impediscono persino di svitare le chiusure dei contenitori dei medicinali. Devo per forza farmi aiutare, ma la commissione invalidi della ASL di Brindisi che mi ha sottoposto a visita il 30 novembre 2015 per valutare la mia domanda di accompagnamento, non mi ha riconosciuto questa necessità.

In questi anni ho avuto una certa visibilità, per questo motivo continuo a lottare anche per tutti i commilitoni che sono morti nel silenzio e nella solitudine e per coloro che soffrono il mio stesso dramma combattendo senza aiuto.

Solo lo scorso dicembre è nata la commissione di inchiesta che dovrebbe occuparsi del caso… sono passati un po’ di anni da quando cominciarono a verificarsi i primi casi…
Proprio ieri ho scritto questo post su facebook indirizzato al Presidente Mattarella…

Oltre ad essere tornato a indossare la divisa lei è tornato anche in sella alla sua bici… quanto l’ha aiutata lo sport?
Far parte della Nazionale di ciclismo paralimpico, a disposizione del tecnico Mario Valentini, è un grande onore e soprattutto una straordinaria opportunità per me che sono uno dei militari che portano i segni del servizio prestato per il Paese; per noi militari, che abbiamo subito una invalidità permanente, grazie al protocollo d’intesa siglato dal Ministro della Difesa, Senatrice Roberta Pinotti, e dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Avv. Luca Pancalli, è stato costituito il GSPD, Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa, con lo scopo di promuovere, diffondere e coordinare le attività sportive per il personale della Difesa affetto da disabilità a seguito di malattie o incidenti per causa di servizio, sia in Patria sia nelle missioni internazionali di supporto alla pace.

Essendo stato inserito nel GSPD, ho iniziato a svolgere attività nell’ambito del ciclismoparalimpico; questa è una sfida importante per rimettermi in gioco, condurre un nuovo stile di vita con nuovi obiettivi e riuscire a staccare dai problemi quotidiani a cui la malattia mi costringe. Spero di essere uno stimolo per tanti ragazzi disabili che ancora non hanno avuto il coraggio di uscire allo scoperto, restando chiusi all’interno delle mura domestiche. Noi siamo persone normali, ma dalla grinta e dal carattere eccezionali.

Ora ho un sogno, come tutti immagino, ma io non voglio lasciarlo nel cassetto: sono determinato a partecipare e vincere le Paralimpiadi di Rio 2016.

2 Commenti

  1. Bravo. Ti apprezzo tantissimo per quello che stai facendo per te e per tutti quelli che sono stati colpiti da uranio impoverito. Grazie per il tuo coraggio. Penso che tante altre persone (militari e non) ti apprezzano e ti incoraggiano. Claudio

  2. Questo ho scritto nel mio libro “Il guardarba degli italiani voltagabbana”: Vespa trova del tutto naturale, senza entrare nello specifico, che Cossiga, notoriamente amico degli amerikani, abbia caldamente appoggiato l’avventurismo filo atlantico dell’ex dirigente della Fgci, organizzazione giovanile dell’ex Pci filosovietico.
    Scrive Bruno Vespa che anche quando fu definita la strategia del nuovo governo D’Alema succeduto a Prodi, lo stesso “D’Alema garantì che gli aerei italiani avrebbero bombardato la Serbia nella guerra del Kosovo”. Bombe all’uranio impoverito, per smaltire i rifiuti delle centrali nucleari USA e nel contempo raggiungere le più alte temperatura possibili e in tal modo demolire strutture in cemento armato come bunker, ponti e dighe, ma nel contempo produrre inevitabili danni collaterali nelle aree circostanti l’obiettivo. E spesso nell’intorno dell’obiettivo erano aree intensamente abitate.
    Facciamo il punto: Il Pemier D’Alema, ex comunista, dopo che Cossiga aveva esorcizzato il timore dei comunisti mangiatori di bambini regalandogli una bambola di zucchero, aveva contraccambiato bombardando il Kosovo.
    Era allora ministro della Difesa il democristiano di sinistra Sergio Mattarella subentrato all’altro democristiano Beniamino Andreatta del Governo Prodi.
    L’intervento aereo era stato peraltro preconizzato dal ministro del governo tecnico presieduto da Dini, il generale Domenico Corcione che aveva affermato: “se intervento dovrà essere allora bisognerebbe arrivare in massa, e bombardare…”.
    Domenico Corcione si dimostrò un decisionista, come decisionista fu il vice-presidente del Consiglio del Governo D’Alema, Sergio Mattarella che si impegnò nella gestione politico-militare (oserei dire militarista) che in quella occasione vide la partecipazione dell’Aeronautica Militare italiana nei bombardamenti aerei del Kosovo, del Montenegro, della Serbia nel 1999, malgrado che la Costituzione vietasse l’uso militare per risolvere i conflitti territoriali. Lo racconta il generale Mario Arpino, capo di Stato maggiore della Difesa ai tempi del Kossovo che dice che Mattarella nella sua qualità di vice presidente del Consiglio lo redarguì impietosamente al telefono dicendo: “Ho saputo che un suo dipendente, il comandante del gruppo Tornado di Piacenza, al rientro della squadriglia dalla missione ha rilasciato un’intervista dove ha raccontato di aver lanciato dei missili contro postazioni radar serbe… E’ inammissibile. La ritengo personalmente responsabile…”. Responsabile di avere detto la verità mettendo in serio imbarazzo il traballante governo D’Alema. Per questa competenza “politica” in fatti d’arme Mattarella, caduto il governo D’Alema, fu nominato nel successivo governo Amato ministro della difesa; difesa e non guerra come sarebbe stato meno ipocritamente chiamato in un bieco governo totalitario e non democratico.
    A volte con le parole si fa la storia.

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui