Sarebbero in arrivo multe fino a 2mila euro e carcere per chi costringe le donne al velo islamico e per chi sceglie di indossarlo

Si torna a parlare di velo islamico e, a riaccendere il dibattito, sarebbe un ddl che attualmente si trova all’esame della commissione affari costituzionali della Camera.

Questo prevede multe per chi indossa burqa e niqab e carcere per chi costringe le donne a portarli.

La proposta è giunta dalla Lega che vorrebbe vietare il velo islamico nei luoghi pubblici. Non è comunque il primo tentativo della Lega in tale senso.

Già due legislature fa l’ipotesi si era affacciata. Adesso arriva il ddl contro il velo islamico che prevede multe fino a 2mila euro.

Una proposta che fa discutere, ma che potrebbe questa volta diventare legge.

Il primo provvedimento presentato da Souad Sbai, deputata del Pdl, sostenuta dagli alleati della Lega, risale ad agosto del 2011.

In quel caso, ricevette approvazione da parte della Camera. Quella proposta stabiliva delle sanzioni per vietare burqa e niqab in luoghi pubblici. L’iter si arrestò però al 2013 quando, Nicola Molteni, attuale sottosegretario, presentò un nuovo disegno di legge che, oltre alle sanzioni per chi indossava il velo islamico prevedeva procedimenti penali per chi costringeva altri a coprirsi il volto.

Ma tutto si risolse in un nulla di fatto, così come tante altre proposte.

Ultima in ordine di tempo è stata quella di Roberto Calderoli nel 2017. All’inizio della legislatura (prima di essere nominato sottosegretario) è toccato a Molteni, con un modello che ricalca quello francese.

In sostanza, si tratta di un ddl che vuole “introdurre nel nostro ordinamento giuridico un divieto esplicito a indossare in luogo pubblico o aperto al pubblico, indumenti atti a celare il volto, non soltanto per motivi di ordine pubblico e sicurezza, ma anche come nel caso del burqa e del niqab, in quanto considerati atteggiamenti inconciliabili con i princìpi fondamentali della Costituzione, primo fra tutti il rispetto della dignità della donna”.

A sostegno di tale proposta vengono addotte diverse motivazioni.

La prima e di ordine e sicurezza pubblica.

La seconda vorrebbe “l’adozione di una legge identica a quella francese da parte del Parlamento italiano rafforzerebbe in sede europea la posizione di entrambi i Paesi”.

In ultimo, il provvedimento vorrebbe nascere per difendere quelle donne costrette al velo islamico.

I promotori aggiungono poi che “le norme proposte sottendono il fondamentale principio per cui non è accettabile nella nostra cultura e secondo i valori sanciti dalla Costituzione e dal Trattato di Lisbona il fatto che la donna possa essere, in qualsiasi modo, indotta a comportamenti e ad abbigliamenti che la pongono in palese stato di sottomissione e discriminazione”.

Due le parti che compongono il ddl contro il velo islamico.

La prima riguarda le multe previste per chi indossa “indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, quali il burqa e il niqab”.

Se si tratta di un caso di lieve entità “e non risulti commesso in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, si applica la pena dell’ammenda da 1.000 a 2.000 euro”.

La seconda parte invece mira ad introdurre il nuovo reato di “Costrizione all’occultamento del volto” nel codice penale.

Come? Attraverso l’art. 612-ter, subito dopo lo stalking.

Con tale disposizione si vuole punire, salvo reati più gravi “con la reclusione da uno a due anni e con la multa da euro 10.000 a euro 30.000, chiunque costringa taluno all’occultamento del volto con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero in modo da cagionargli un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare nella persona un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto”.

Secondo il ddl, infine, la pena aumenta “della metà se il fatto è commesso a danno di minore o di una donna o di persona disabile”.

Infine la condanna in via definitiva per tale reato “preclude l’acquisto della cittadinanza”.

 

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