Il Tar Lazio (Terza Sezione, n. 2112/2019) ha annullato un bando di concorso per posizioni dirigenziali nella pubblica amministrazione, aperto a soli ingegneri professionisti laureati con voto minimo di 105/110

La vicenda

La vicenda trae origine da un bando di concorso pubblico per esami per la ricerca di personale dirigenziale con la qualifica di Ingegnere professionista. Il bando era stato pubblicato nell’aprile dell’anno scorso e tra i requisiti di partecipazione e assunzione era previsto che i candidati avessero conseguito un diploma di laurea quinquennale vecchio ordinamento in ingegneria aerospaziale, ingegneria civile, ingegneria elettrica, ingegneria elettronica nonché le corrispondenti lauree specialistiche/magistrali del nuovo ordinamento” purché conseguito con una voto non inferiore a 105/110 o equivalente.
Ed infatti dal modello elettronico della domanda, presente sul sito dell’Amministrazione resistente, era previsto che il concorrente dichiarasse necessariamente di essere in possesso di quella votazione per poter procedere all’inoltro della domanda stessa.
Ricorrevano al Tar Lazio, alcuni aspiranti candidati, tutti laureati con punteggio inferiore a quello minimo richiesto.
Questi contestavano innanzitutto, la rigidità del sistema telematico predisposto dall’amministrazione che impediva l’inoltro della domanda in assenza dei requisiti richiesti e successivamente chiedevano l’annullamento, in parte, del bando assumendone la illegittimità per violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione sotto il profilo della disparità di trattamento e del difetto di ragionevolezza; nonché violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma 6 del d.P.R. n. 487/1994, in materia di modalità di svolgimento dei concorsi per l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, nonché del d.lgs. n. 165/2011.

Le ragioni del ricorso

A detta dei ricorrenti, la previsione nel bando impugnato, di un voto minimo di laurea violerebbe l’art. 2, comma 6 del d.P.R. n. 487/1994 che, al contrario, stabilisce quale unico titolo richiesto per l’accesso ai profili di ottava qualifica professionale (ossia quella assimilabile alla posizione lavorativa ricercata) il diploma di laurea.
L’introduzione del voto minimo di laurea costituirebbe quindi, un irragionevole e sproporzionato sbarramento all’accesso; non essendo peraltro, un indice attendibile della preparazione del candidato.
Sul ricorso si è pronunciata la Terza Sezione del Tar Lazio con la sentenza n. 2112/2019.

Ebbene, per i giudici amministrativi il ricorso era fondato.

Ed invero, la discrezionalità dell’amministrazione di richiedere il conseguimento di un determinato punteggio di laurea ai fini dell’accesso ad un procedura concorsuale per l’assunzione in un profilo professionale quale quello di cui si discorre, pari o assimilabile alla ottava qualifica funzionale, incontra un limite nella necessità di giustificare la razionalità di uno sbarramento preselettivo di tale fatta, attraverso un’adeguata motivazione a supporto della disposta deroga al principio generale di cui al richiamato art. 2, comma 6, del d.P.R. n. 487/1994 vigente in materia.
E, in ogni caso, l’introduzione di un ulteriore requisito quale quello del punteggio minimo di laurea potrebbe essere giustificato solo in ragione della specificità delle funzioni e della particolarità del profilo professionale ricercato.
Ma nel caso in esame, il provvedimento amministrativo si limitava a evidenziare “l’importanza e la delicatezza del ruolo che i professionisti esplicano attraverso la prestazione degli apporti specialistici”.
In conclusione il ricorso è stato accolto e, per l’effetto, il bando è stato annullato, con conseguente ammissione in via definitiva dei ricorrenti alla procedura concorsuale oggetto di causa.

La redazione giuridica

 
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