Telecamere nelle scuole, il Garante: solo in presenza di fattori di rischio specifici

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Antonello Soro, in audizione al Senato, ha sottolineato come il provvedimento, oltre a problematiche di natura giuridica, rischia di falsare il naturale rapporto tra educatori e bambini

“L’ammissibilità dell’installazione delle telecamere soltanto in presenza di fattori di rischio specifici, previa individuazione dei soggetti deputati a valutarne la concreta sussistenza, potrebbe rendere la disciplina proposta più compatibile con il principio di proporzionalità e ragionevolezza cui deve attenersi ogni possibile bilanciamento tra diritti e libertà fondamentali”. Queste le conclusioni del Presidente dell’Authority per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, in merito al disegno di legge n. 2574  contenente “misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità e delega al Governo in materia di formazione del personale”.

Il ddl, approvato alla Camera e ora al vaglio del Senato prevede, in determinate circostanze, la possibilità di installare telecamere a circuito chiuso negli asili nido o scuole dell’infanzia e nelle strutture per anziani e disabili, pubbliche e private. Soro, in audizione nei giorni scorsi presso la Commissione Lavoro e previdenza sociale di Palazzo Madama, non ha nascosto le preoccupazioni derivanti da un provvedimento che mette in gioco il tema, giuridicamente complesso, del rapporto tra la libertà del lavoratore nell’adempimento della prestazione, la qualità e libertà del lavoro, “in contesti come quelli educativi legati anche a requisiti di spontaneità e immediatezza nella relazione e la protezione di soggetti incapaci o comunque in condizioni di particolare vulnerabilità affidati alla cura di chi avrebbe il dovere giuridico di proteggerli”.

Da un punto di vista giuridico, “la criticità del disegno di legge – ha affermato il vertice dell’Autorità – consiste, dunque, nella legittimazione dell’impiego sistematico e generalizzato (sia pur previo consenso relativamente ai luoghi di cura) di misure che, pur astrattamente legittimabili in singoli casi concreti, a fronte di fattori di rischio specifici, possono tuttavia risultare non più proporzionate negli altri, ogniqualvolta le finalità perseguite possano essere tutelate efficacemente con mezzi meno invasivi”.

Il Garante, inoltre, nel suo intervento ha evidenziato il rischio di inseguire le scorciatoie tecnologiche come esclusiva risposta ai problemi complessi e ha sottolineato la necessità ineludibile di salvaguardare quel naturale rapporto fra educatori e bambini (o comunque tra personale e ospiti di strutture di cura), che invece “rischia di essere falsato e reso artificioso, non spontaneo, non libero proprio perché il lavoratore sa di essere costantemente sorvegliato dall’occhio elettronico di una telecamera”.

Nei contesti di relazione quali quelli esaminati, osserva Soro, la tecnica non potrà mai sostituire “l’uomo” e nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personale deputato all’educazione e all’assistenza di soggetti particolarmente vulnerabili. “In questo senso, sono certamente da condividere le norme del disegno di legge approvato e le proposte sulla stessa materia volte, in primo luogo, ad investire sulla formazione degli operatori, ad introdurre sistemi di controlli più articolati ed efficaci che coinvolgano attivamente il personale tutto e, se del caso, le famiglie stesse senza comprometterne il rapporto fiduciario”.

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