Omotransfobia, presentata la prima proposta di legge del Lazio

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La legge regionale sull’ omotransfobia andrà a rafforzare una tutela già prevista nel nostro ordinamento per il contrasto a ogni forma di discriminazione

È stata consegnata ieri la prima proposta di legge regionale sull’omotransfobia, importante iniziativa promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e dai consiglieri regionali Marta Bonafoni (Mpd) e Simone Lupi (Pd).
L’importanza di questa proposta di legge è stata spiegata dal Presidente del Circolo Mario Mieli, Mario Colamarino: “Nel 2017 ancora tanti ragazzi e ragazze uomini e donne sono vittime invisibili. Il circolo è una casa rifugio, un’isola sicura per queste persone. Noi siamo testimoni ogni giorni di episodi di omotransfobia e da decenni offriamo a queste persone un riparo e un aiuto concreto. Però è giunto il momento che anche le istituzioni si facciano carico di questa lotta a tutela della comunità Lgbt”.
A intraprendere questa battaglia per l’approvazione di una legge analoga era stata la Toscana per prima nel 2004, poi lo scorso anno il Piemonte, l’Emilia Romagna e la Sicilia. Ultima in ordine di tempo è stata l’Umbria, grazie agli attivisti di Omphalos (associazione attiva dal 1992 e punto di riferimento per la comunità LGBT umbra) che sono riusciti, con le loro rivendicazioni, a fare approvare la legge contro l’omofobia e la transfobia dal Consiglio Regionale dell’Umbria. Iniziative che hanno fatto da volano e si stanno rivelando importanti, specie perché non bisogna dimenticare che spesso le leggi regionali possono rivelarsi particolarmente utili per fare pressioni sulla politica nazionale, indicando le priorità nell’agenda politica. È ciò che è avvenuto, ad esempio, con la creazione dei registri per le coppie dello stesso sesso nelle regioni italiane, importante passo avanti che ha contribuito in modo decisivo, poi, ad accelerare i tempi per una legge nazionale sulle unioni civili.
Ecco quindi che promuovere una proposta di legge di questa portata all’interno della Regione Lazio appare un’azione molto significativa anche da un punto di vista simbolico.
“La regione Lazio – ha dichiarato a HuffPost Italia il Presidente Colamarino – ospita la Capitale e le maggiori istituzioni politiche del paese. Legiferare, prendere posizione ha un significato enorme. Continuiamo a dare respiro così a un movimento trasversale che spinga tutte le regioni d’Italia e gli enti locali a garantire, nell’ambito delle proprie competenze, la piena tutela per le persone LGBT”.
Ma che differenza c’è tra la proposta di legge regionale sull’omotransfobia e la legge nazionale, di natura penale, approvata dalla Camera nel settembre 2013 e bloccata in Senato da allora?
Quella principale è che la legge regionale si limita a evidenziare e rafforzare una tutela già prevista nel nostro ordinamento per il contrasto a ogni forma di discriminazione – focalizzandosi però su orientamento sessuale e identità di genere – nell’accesso ai servizi e in altri ambiti di competenza regionale, attraverso interventi e azioni positive.
“Questa proposta – hanno dichiarato con una nota stampa, la consigliera regionale di Art. 1 Marta Bonafoni e il consigliere regionale del Pd, Simone Lupi – individua ambiti specifici di competenza regionale su cui intervenire, quali la scuola, il welfare, la famiglia, l’istruzione, le politiche attive del lavoro, l’ambito socio sanitario e la comunicazione. Gli interventi sono mirati a favorire la diffusione di una cultura dell’accoglienza e dell’uguaglianza dei diritti – anche per le famiglie basate sui vincoli affettivi – l’accesso ai servizi, al mondo del lavoro e l’utilizzo di linguaggio non discriminatorio ma rispettoso dell’identità sessuale grazie al Comitato regionale per le comunicazioni”.
Una proposta di legge, questa sulla omotransfobia, che nelle parole dei suoi promotori vuole parlare certamente all’aula regionale ma – come sostenuto da Bonafoni e Lupi – anche a quella parlamentare, affinché venga ripreso in mano il testo di legge nazionale contro l’omofobia prima di fine legislatura.

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