Il mancato rispetto delle direttive europee sui riposi tra un turno e l’altro comincia a costare caro se salta il riposo settimanale. Superati i 5 milioni di euro per il risarcimento
Con la sentenza 14770 dello scorso 17 maggio la Cassazione sezione lavoro ha dato ragione a 260 sanitari dell’ex Asl di Massa Carrara che avevano iniziato la procedura legale nel 2007 per straordinari non pagati a partire già dal 2002.
Il personale sanitario veniva chiamato per interventi in pronta disponibilità di domenica si vedevano impediti a compensarli con il giorno di riposo dovendo rientrare al lavoro. Si sono rivolti all’avvocato Claudio Lalli per avanzare la richiesta di risarcimento per la mancata fruizione del riposo oltre alla maggiorazione degli straordinari.
Dieci anni per vedersi riconoscere la lesione da parte della Suprema Corte in base all’articolo 36 della Costituzione, “sicché la lesione dell’interesse espone direttamente il datore al risarcimento del danno”.
L’Asl inoltre non può limitarsi a pagare la maggiorazione per lo straordinario nei festivi ma deve anche garantire il riposo settimanale che è irrinunciabile e di diversa natura dal compenso reso per lo straordinario e dal riposo compensativo che può invece essere chiesto al posto dello straordinario. I soldi in più in sostanza sono diversi da un diritto che va garantito indipendentemente , «riconosciuto dalla Carta costituzionale oltre che dall’art. 5 della direttiva 2003/88/CE».
La pronta disponibilità attiva vale il recupero indipendentemente dalle ore lavorate dall’operatore. «Per la prima volta -spiega l’avvocato Lalli – il nostro diritto evidenzia la necessità di maggiorare il lavoro dopo il settimo giorno consecutivo. Infatti, nella nozione di risarcimento del danno per mancato riposo compensativo stabilita dalla Corte rientra non solo la giornata di recupero chiesta dal lavoratore all’Asl e da questa non data, che invece va goduta, ma anche l’usura che sopporta il lavoratore il quale si presenta in ospedale la domenica e rimonta lunedì per l’ottavo giorno consecutivo, poi magari i giorni diventano 9-10-11: un’usura che non ci dovrebbe essere e configura la lesione di un diritto soggettivo del lavoratore. Aggiungerei che, proprio in quanto si parla di danno da risarcire, la prescrizione del diritto del lavoratore si configura decennale e non quinquennale».
In termini di numeri si parla di una media di 20 mila euro a testa, superando i 5 milioni. Sul chi dovrà sborsare i soldi, Enrico Reginato presidente della Federazione Europea Medici specialisti dice che “a questo punto la Corte dei Conti deve agire direttamente sulle figure responsabili di questa grave inosservanza, se non denuncia direttamente lo facciano i sindacati, non è giusto che il danno frutto di decisioni di singoli sia pagato da tutti i contribuenti”.
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