Indagati due avvocati e un commercialista: fecero fallire farmacia

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Prima hanno rilevato una farmacia in crisi, poi l’hanno fatta fallire negando gli stipendi ai dipendenti. Indagati due avvocati e un commercialista

Avevano rilevato una farmacia in crisi di Brindisi per poi farla fallire e negare gli stipendi ai dipendenti: così sono finiti sospesi e indagati due avvocati e un commercialista di Torino.
Una vicenda grave avvenuta a danno degli ignari dipendenti della farmacia.
Costringevano i dipendenti a rinunciare allo stipendio mensile e persino al Tfr, agitando lo spettro del fallimento. La realtà dei fatti, però, era ben diversa.
In realtà erano riusciti a dirottare due milioni di euro dai bilanci della farmacia di Brindisi per farli scomparire chissà dove, e così sono finiti indagati due avvocati e un commercialista, con diverse accuse.

Estorsione nei confronti dei dipendenti, bancarotta fraudolenta e violazione delle procedure fallimentari.

Coinvolti in questo episodio sono appunto due avvocati, due farmacisti e un commercialista (residenti tra Brindisi e Torino).
Tutti sono stati interdetti per quattro mesi dall’esercizio delle rispettive professioni.
Il decreto interdittivo firmato dal gip di Brindisi su richiesta del pm Raffaele Casto è stato notificato il 18 ottobre e ha dato vita a una serie di perquisizioni e sequestri di documenti.
Sequestri che preludono a sviluppi importanti.
Quel che è certo finora, è che nella vicenda che vede indagati due avvocati e un commercialista, oltre ai due farmacisti, è che il tutto è stato organizzato dal nord Italia.
Stando ai primi riscontri del Nucleo di polizia tributaria di Brindisi – guidati dal colonnello Gabriele Gargano – quello dei professionisti era un sistema rodato.
Questo consisteva nell’individuare società in difficoltà per poi aggredirle, svuotarle e acquisirle.
Così è accaduto appunto alla farmacia di Brindisi, che navigava in cattive acque e il cui titolare inizialmente ha accolto l’intervento dei torinesi come la manna dal cielo. È bastato poco a scoprire che l’obiettivo degli indagati era quello di rilevare la società.
Durante le operazioni di cessione sono state effettuate una serie di operazioni finanziarie sospette. Queste erano relative sia alla distrazione di liquidità dalle casse di due milioni di euro, sia alle rinunce imposte ai dipendenti.

Questi sono stati costretti ad accettare la mancata corresponsione degli stipendi e del Tfr, per un totale di 90mila euro. Altrimenti avrebbero perso il lavoro.

Questi gli estremi per la estorsione che si è consumata, e di cui gli indagati dovranno rispondere.
L’inchiesta però non si ferma qui e potrebbe coinvolgere anche altre province.
L’indagine, infatti, nasce come costola di una più ampia sulle procedure fallimentari del Tribunale di Brindisi. A luglio, questa operazione portò al sequestro di documenti negli studi di avvocati, commercialisti e di un giudice tributario.
 
 
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