L’accelerazione del processo di digitalizzazione della scuola in tempi davvero rapidi, sostenuta dall’UE, ha prodotto come risvolto risultati ambivalenti per alunni e insegnanti
Il Ministro uscente del MIUR, Valeria Fedeli, di recente a Bologna ha presentato in pompa magna la conclusione del processo di digitalizzazione 4.0 in tutti gli Istituti del territorio nazionale. I risultati raggiunti non possono però far dimenticare una situazione che vede ancora numerose scuole prive addirittura della connessione internet.
Va oltretutto detto e ribadito con forza che l’accelerazione del processo di digitalizzazione in tempi davvero rapidi, sostenuta dall’UE, ha prodotto come risvolto negativo una massa incontenibile di alunni di tutte le età, affetti da DSA (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia) con la doppia conseguenza di avere intere classi di alunni che non sanno “scrivere” (fenomeno che può portare come conseguenza anche deficit di tipo cognitivo, intellettivo, sviluppo personale) e insegnanti che non riescono a leggere e che hanno serie difficoltà, pertanto, a correggere i compiti. Il che non resta senza conseguenze, non solo sul piano personale, ma anche sotto il profilo biomedico in quanto il tipo di danno prodotto dalla digitalizzazione indiscriminata fin dall’infanzia viene “rimediato” con lo stesso strumento che ha prodotto il danno ed impartito come obbligatorio, non solo per facilitare l’effettiva disabilità di un handicap riconosciuto, ma anche per gli “abili” divenuti “disabili” a causa ed in virtù del mancato apprendimento del gesto grafico in generale e del corsivo in particolare.
Ad avallare la portata della gravità di tale fenomeno e delle conseguenze negative del medesimo nel tempo esiste un’ampia e documentata bibliografia specialistica e una documentata presenza di articoli e riviste, storie personali raccontate sui social media e testate giornalistiche a livello internazionale che ormai si sono convertite all’esigenza di ritornare al corsivo, non solo per “scrivere”, ma anche per apprendere, per capire e ricordare. Il tutto immolato sull’altare di priorità imposte dai sistemi di potere che all’esistenza umana hanno anteposto protocolli e schemi di pensiero precostituiti, soddisfacenti il dominio della tecnocrazia e del mondo virtuale sulle relazioni “umane” divenute, come la cronaca ci dimostra quotidianamente, sempre più “disumane” e permeate da gratuita violenza. Per la serie “le ideologie del potere a senso unico dominano la società fin dai banchi di scuola”, ed enfatizzano le priorità decise dal potere medesimo, oltre tutto contro il sentire comune.
Lo fanno in nome di un buonismo che in realtà nasconde la cattiva coscienza delle scriteriate gestioni della cosa pubblica del passato rispetto al fenomeno migratorio, ed allora ecco emergere all’orizzonte, in nome della solita lotta alla discriminazione, che ormai è divenuta la principale priorità della scuola per esigenze personali del ministro attuale, il protocollo d’intesa stipulato dal MIUR per volontà della Fedeli con i Comuni e con il Comitato 3 Ottobre, riguardante la visita obbligatoria ai centri di accoglienza per immigrati.
La discriminazione di genere, di etnia, di religione non sono altro che il frutto di una cattiva educazione e di una carente o assente formazione equilibrata della personalità dei soggetti in età evolutiva che, in tal caso, si riflettono in negativo sulle relazioni con gli altri e quindi sulla socializzazione, prescindendo dal genere, dall’etnia, dalla religione. Infatti, fenomeni quali il bullismo, il cyberbullismo, la discriminazione razziale e di genere, religiosa, hanno la stessa comune matrice, identificabile nella carenza o nell’assenza di un corretto ed equilibrato sviluppo biopsicodinamico e di maturazione della personalità dei soggetti in età evolutiva con tutte le implicazioni di tipo emotivo ed affettivo, relazionale ed interpersonale che nel processo biopsicoevolutivo in presenza o in assenza queste comportano.
Per questo è obbligatorio non derogare all’interventismo contingente, quasi sempre disorganizzato, sugli effetti negativi conclamati di tali mancanze con iniziative istituzionali, del tipo di quelle analizzate, che non risolvono i problemi alla radice, minando il senso di responsabilità individuale e collettiva rispetto alla presa di coscienza di quali sono le vere priorità per affrontare le emergenze in atto (apri il link: – IL MOSTRO A PIU’ TESTE….). La ricerca sociale e criminologica ci insegna che i comportamenti sono il frutto dei rapporti della persona con l’ambiente dove l’elemento comune dei termini è senza dubbio la persona.
I comportamenti individuali sono frutto dell’interazione con l’ambiente, ma sono anche il risultato di un processo educativo e formativo che ha nella Famiglia e nella Scuola gli agenti fondamentali di tale processo, e deve servire a canalizzare le tendenze e le potenzialità costitutive verso l’assunzione di comportamenti corretti e di atteggiamenti socialmente condivisi, preventivamente contrastanti azioni di bullismo e cyberbullismo, discriminazioni di qualsiasi tipo, violenza precoce.
Ovviamente, anche il riferimento a valori e principi universalmente condivisi, alle regole ed al rispetto delle leggi e delle tradizioni culturali, storico-sociali e politiche avrà un suo ruolo rilevante nei rapporti personali ed interpersonali e come agente unificante di condivisione e di rispetto dell’alterità, prescindendo dal genere, dall’etnia, dalla religione. I comportamenti individuali e collettivi non potranno essere il frutto di suggestioni imposte ossessivamente dall’esterno, in direzione di priorità selezionate dai ministeri e dalla politica, ideologicamente orientate a realizzare progetti politici lontani dal colmare i vuoti che proprio politiche dissennate hanno creato e che a loro volta hanno prodotto le emergenze sociali, educative e formative presenti nel nostro tessuto sociale in questo momento storico.
La Scuola non può continuare ad essere una raccolta di esperienze in libertà, che tutt’al più possono avere una valenza comunicazionale, disancorate dai modelli culturali tradizionali, che hanno completamente soppiantato la programmazione dei sistemi dell’attività didattica tradizionale in nome della ricerca del nuovo, del diverso, dell’eccezionale ad ogni costo. In nome dell’autonomia scolastica, all’interno delle Scuole italiane, quasi sempre senza il consenso delle famiglie e qualche volta all’oscuro dei dirigenti scolastici regionali, sono sfilati i dottori del gender, i maestri delle LGBT, gli animatori di strada, i maestri del sorriso, i sessuologi/ghe, testimoni vari della legalità, esperti della rete web, vittime di violenza, di ludopatia…tutto tranne la competenza, la professionalità, la qualificazione del ruolo e della funzione che giustificassero, almeno parzialmente, l’attendibilità e la corrispondenza dei risultati ottenuti in rapporto agli obiettivi per cui i vari interventi erano stati disposti. E nel frattempo, a seguito dei tanti interventi in libertà, nessuna area problematica ha mostrato statisticamente in senso quali-quantitativo una diminuzione dei casi osservati, come rientranti fra quelli caratterizzati da malessere/disagio/devianza.
E’ questo il motivo che ha spinto la mia Associazione e l’équipe multidisciplinare di professionisti e accademici che con essa collabora a promuovere l’unica soluzione possibile consistente in un modello di intervento integrato di tipo olistico in grado di affrontare in modo sistematico ed organico la globalità delle emergenze partendo dal fattore comune per eccellenza: la persona e dalla “cura” di essa praticata fin dall’infanzia. Tra l’altro, potendo far leva su un particolare modello di intervento monitorabile, verificabile, riproducibile che, come una lente di ingrandimento, riesce ad osservare “il tutto” della generalità dei fenomeni da osservare e “la parte” degli aspetti particolari, dei segnali di fragilità da riconoscere contestualmente, con la massima profondità, la minima invasività e brevità di tempi per incanalarli in direzione della FORMAZIONE INTEGRALE ed INTEGRATA della PERSONA (FIIP).
Dott.ssa Mara Massai
Sociologa, Dottore di ricerca in Criminologia,
Presidente di AS.SO.GRAF.
(Associazione Culturale di Sociologia e Grafologia)
Leggi anche:
BUONA SCUOLA? NO, SOLO BARBARIE E NEGAZIONE DELLA SUA MISSIONE




