Trasfusione a una testimone di Geova: medico viene condannato

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Un medico è stato condannato a un mese e diecimila euro di provvisionale per aver effettuato una trasfusione a una donna, testimone di Geova

Un mese e diecimila euro di provvisionale: è questa la condanna per il primario dell’Unità operativa di Chirurgia dell’ospedale di Termini Imerese, reo di aver effettuato una trasfusione a una testimone di Geova.

Ma ecco cos’era accaduto.

La trasfusione a un testimone di Geova era avvenuta di fatto contravvenendo al volere della paziente, che lo aveva detto e lo aveva anche scritto: era contraria per ragioni di fede.

Per i medici dell’ospedale Cimino di Termini Imerese, invece, era un atto imprescindibile per salvarle la vita. Ma la donna, 25 anni ai tempi della vicenda e alla sua prima gravidanza, era contraria.

A quel punto, i medici avevano proceduto comunque, informando la procura.

Per la precisione, erano state effettuate tre trasfusioni nel giro di poche ore. E a nulla era valso il fatto che la paziente avesse fatto riportare il suo dissenso anche in cartella clinica.

Ebbene, ieri il tribunale di Termini Imerese ha condannato il primario dell’Unità operativa di Chirurgia per violenza privata.

Nello specifico, la pena è di un mese, pena sospesa, come aveva richiesto la procura. E non è tutto: il collegio ha infatti deciso anche una provvisionale di diecimila euro immediatamente esecutiva.

Il dirigente medico è stato invece assolto dallo stesso reato perché “il fatto non costituisce reato”.

“Il rifiuto della paziente andava rispettato – spiegano gli avvocati Marcello Rifici e Lucio Marsella che difendono la donna e il marito – non solo perché il trattamento medico non era strettamente necessario ma soprattutto perché si trattava di un rifiuto di persona adulta e capace”, dicono i due legali.

Il primario era imputato, insieme a due chirurghi, anche per l’aborto del feto che si sarebbe verificato dopo due interventi.

Il primo effettuato per rimuovere la colecisti e il secondo per bloccare un’emorragia per la lesione di un vaso sanguigno. Da questo reato tutti e tre sono stati assolti.

I medici avevano proceduto alla trasfusione a una testimone di Geova ritenendolo assolutamente necessario. La donna aveva infatti un valore troppo basso dell’emoglobina.

La perizia disposta dal tribunale di Termini Imerese ha infine evidenziato due fatti processualmente rilevanti.

Il primo è che l’aborto non sarebbe stato causato dai due interventi subiti dalla paziente.

Il secondo, molto importante, è che dai dati clinici e di laboratorio non era emerso il ” pericolo di vita”.

Alla luce di tali evidenze, la richiesta della paziente poteva essere accolta. Pertanto, le trasfusioni non erano necessarie e si sarebbe potuto rispettare il suo volere.

 

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1 commento

  1. “…le trasfusioni non erano necessarie e si sarebbe potuto rispettare il suo volere”. Ma che significa??? Alla luce di un dissenso del paziente, libero e consapevole, anche un intervento medico salvavita NON deve essere effettuato.

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