La Corte dei Conti ha assolto cinque medici accusati di aver violato le disposizioni vigenti in materia di appropriatezza prescrittiva. Anelli (FNOMCeO): cure vanno determinate sulla base delle esigenze del malato
Erano stati citati in giudizio con l’accusa di aver prescritto farmaci, a carico del servizio sanitario, in violazione della relativa indicazione terapeutica. Secondo la Procura regionale non avevano rispettato le disposizioni vigenti in materia di appropriatezza prescrittiva. Per cinque medici di medicina generale dell’Asl di Avellino, tuttavia, è arrivata l’assoluzione dalla Sezione Giurisdizionale per la regione Campania della Corte dei Conti.
I Giudici amministrativi hanno chiarito che “non è illegittimo prescrivere farmaci anche in deroga apparente alle disposizioni vigenti”. Ciò “nei limiti della logica, della ragionevolezza e dei basilari approdi della letteratura scientifica”.
Infatti, “nella giurisprudenza contabile – si legge nella sentenza – risulta ormai pacifico che, affinché il medico possa assistere il paziente al meglio delle sue capacità professionali, deve essere riconosciuto un margine di discrezionalità nella gestione della discrepanza che si può talora verificare fra le condizioni cliniche, la tollerabilità ai trattamenti e le potenziali interazioni farmacologiche secondo le caratteristiche del singolo paziente”.
Pertanto, secondo la Corte dei Conti, il “criterio astratto del danno derivante dal superamento di medie ponderate non può essere seguito”.
Inoltre, “l’esistenza e la quantificazione del danno non possono essere valutati sulla base del mero scostamento dalla media prescrittiva”. Tali valutazioni richiedono “una adeguata analisi delle singole prescrizioni effettuate in rapporto alle patologie da curare”.
“Ancora una volta è la Magistratura a ribadire che l’appropriatezza prescrittiva non può che fondarsi sulla valutazione professionale, da parte del medico, sul singolo malato”. E’ il commento del presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che rimarca come i discostamenti da medie o algoritmi non valgano per misurare l’adeguatezza delle cure.
“Ogni malato – continua Anelli – ha diritto a ricevere le cure per lui più appropriate ed efficaci”. Queste “vanno determinate sulla base delle sue peculiari caratteristiche, non in ossequio a criteri numerici o economicistici”.
“Come medici, e come cittadini – conclude il Presidente FNOMCeO – non possiamo che essere soddisfatti delle considerazioni della magistratura contabile sull’appropriatezza”. Da qui l’invito ai burocrati ad abbandonare “l’idea che la buona sanità si costruisca attorno a medie e algoritmi e ad uniformarsi al dettato giurisprudenziale”.
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