Sindrome feto-alcolica: colpiti 47 neonati su mille nel Lazio

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L’allarme della Cipe Lazio sulla sindrome feto-alcolica: una madre su 67 beve alcool in gravidanza con danni seri per il bimbo.

La Cipe (Confederazione italiana pediatri) del Lazio lancia un allarme: la sindrome feto-alcolica si sta diffondendo tra i nuovi nati nella regione.

Come ricorda la Confederazione, circa 25mila bambini, in Italia, ogni anno nascono con la sindrome Feto-alcolica detta Fas (Fetal alcohol syndrome): si tratta della più grave delle patologie del feto indotte dal consumo di alcol in gravidanza. Ma la situazione nella Regione Lazio sembra molto preoccupante.

Qui almeno 47 neonati su mille vengono colpiti dalla Fas.

Nel mondo, sono circa 70 milioni le persone che soffrono delle conseguenze dell’esposizione all’alcol mentre erano nel grembo materno.

Secondo ‘The Lancet Global Healt’ del 2017, annualmente, si registrano 119mila nuovi casi nell’intero globo con maggiore concentrazione in Europa e in Sudafrica.

Nel nostro Paese, la situazione è piuttosto preoccupante. Almeno una madre su 67 che beve alcolici mentre è incinta metterà al mondo un figlio con sindrome feto-alcolica.

“In media – spiega la Cipe – il 10% delle donne in attesa assumono alcol, nel nostro Paese (dove si inizia a bere a 11 anni) si tocca la soglia del 50%. Nel Lazio nascono affetti 47 bimbi su 1000”.

Sul tema è intervenuta Maria Pia Graziani, pediatra di libera scelta e responsabile del Comitato scientifico di Cipe (Confederazione italiana pediatri) del Lazio.

“Il feto non metabolizza l’alcol, dunque l’esposizione prenatale a questa sostanza può provocare patologie congenite molto gravi, ma anche disfunzioni che si possono manifestare nell’arco di tutta la vita”.

Inoltre, per Graziani, “gli allarmanti dati epidemiologici che abbiamo a disposizione ci obbligano ad un’azione tempestiva e capillare di informazione delle famiglie nonché di formazione rivolta a tutti i medici (tra cui pediatri, ginecologi, medici generici, neuropsichiatri) che hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella diagnosi precoce, oltre che per la cura. In questa direzione, stiamo lavorando a stretto contatto con il Crarl, ovvero il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio”.

Ma perché la sindrome feto-alcolica è così rischiosa?

La Fas, spiega Graziani, “si può manifestare con disfunzioni di tipo morfologico, ad esempio sul volto, in forme più o meno evidenti, ma anche con deficit di attenzione e di apprendimento, iperattività, problemi comportamentali fino a malattie mentali con gravi conseguenze a lungo termine”.

“Eppure – continua la responsabile del Comitato scientifico di Cipe Lazio – ci troviamo al cospetto di una sindrome poco pubblicizzata”.

Basti pensare che nel Lazio, nel corso di questo anno 2018, è stato dedicato alla sindrome Feto-alcolica un solo convegno su 1834 eventi di pediatria accreditati”.

Una situazione cui si somma una sostanziale sottovalutazione dei rischi del consumo di alcol in gravidanza nei cittadini.

“Sono certa – conclude Graziani – che la diffusione di una approfondita conoscenza della sindrome, unita all’esatta integrazione nonché organizzazione delle varie figure specialistiche implicate in questa patologia, siano in grado di modificare in maniera sostanziale i profili della morbilità e delle sue complicanze, permettendo a migliaia di bambini, ogni anno, di nascere sani e senza danni da alcol”.

 

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