Medici fiscali Inps, ritirato l’emendamento Catalfo

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ANMEFI: la procedura concorsuale avrebbe ridotto a poche centinaia i medici fiscali Inps, con forti ripercussioni sul numero dei controlli

Alla fine il Governo ha deciso di ritirare dalla Legge di Bilancio il cosiddetto emendamento Catalfo che prevedeva  l’indizione di una procedura concorsuale per 708 medici fiscali Inps. Un emendamento ‘killer, secondo le associazioni sindacali, che avrebbe sancito il licenziamento di oltre 1000 medici che da oltre dieci anni prestano servizio presso l’Istituto.

La scelta dell’Esecutivo è stata accolta con soddisfazione e sollievo da parte delle organizzazioni rappresentative dei camici bianchi. Tra queste, l’Associazione Nazionale Medici Fiscali (ANMEFI). “Abbiamo vissuto giorni di grande ansia e seria preoccupazione”, scrive in una lettera pubblicata da Quotidianosanità il presidente  Claudio Palombi. L’emendamento , infatti, “sembrava artatamente studiato, oltre per destrutturare il Polo Unico della Medicina Fiscale, per decretare la fine lavorativa di circa 1000 addetti alle visite domiciliari”. Senza contare che, se approvato, “avrebbe spazzato via anni di rivendicazioni, leggi e decreti ottenuti con gran fatica in 30 anni”.

“La decadenza dall’incarico – continua Palombi – sarebbe stata sancita da selezioni concorsuali che avrebbero ridotto a poche centinaia i prevedibili vincitori. Ma il provvedimento avrebbe causato anche forti cambiamenti sul numero di controlli, inevitabilmente ridotti al lumicino, nonostante la positività per l’Erario dell’efficiente servizio della medicina fiscale”. I fondi dedicati “avrebbero preso altre strade”, nel mancato rispetto della Riforma divenuta parzialmente operativa dal settembre 2017.

ANMEFI rivolge quindi un vivo appello a tutti i colleghi medici fiscali per prendere coscienza del reale pericolo scampato.

L’Associazione invita ad un atto di responsabilità e di riflessione, visto il futuro difficile che ancora attende la categoria. “Non è più tempo di delegare o restare in attesa. Occorre invece operare scelte di campo nette, per salvare il nostro lavoro, mai come ora minacciato”.

Palombi si rivolge, infine, al Governo e ai Parlamentari, affinché potenzino fattivamente le Leggi già in essere del Polo Unico. Il tutto con una convenzione aderente alle legittime richieste dei professionisti individuati dal legislatore. “Non è più sopportabile – conclude -, cercare di neutralizzare, per tutta la Legislatura riproposizioni, più o meno mascherate, conformi a quanto finora osteggiato”.

 

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1 commento

  1. L’art. 18, comma c, del D.Lgs. 75/2017 dice espressamente che il rapporto di lavoro tra l’INPS ed i medici fiscali va disciplinato da apposite ” convenzioni “. Viene di fatto escluso il rapporto d’impiego. L’unica convenzione che disciplina l’attività di medicina fiscale è quella relativa alla medicina dei servizi territoriali. Non verificare la disponibilità di professionisti che hanno svolto questa mansione da prima della istituzione delle stesse liste dell’INPS è un autogol legislativo non conforme ai principi sanciti dall’art. 97 della Costituzione. Tale previsione sarebbe un viatico per l’applicazione dello stesso rapporto di lavoro ai medici dell’INPS, laddove venga accertata la carenza dei medici addetti alla medicina dei servizi territoriali. Questa soluzione garantirebbe il rispetto delle risorse finanziarie utilizzate per tale scopo.

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