Minore nato con danni permanenti, ASL responsabile per il 30%

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Era nato con una grave asfissia e danni permanenti del 100%, essendo totalmente cieco e privo di autonomia. Ora l’Asl dovrà risarcire i genitori e le sorelle del minore per la somma complessiva di 700 mila euro

La vicenda

Nel 2014 i genitori e le sorelle di un minore nato con gravi patologie, agivano in giudizio contro l’ASL al fine di ottenere l’accertamento della sua responsabilità, in ordine alle sofferenze derivate al loro familiare in occasione della nascita e, quindi, di ottenerne la condanna al risarcimento di tutti i danni subiti.

Alla settima settimana di gravidanza la madre del minore era stata ricoverata presso l’Unità Operativa di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale cittadino per una minaccia di aborto ed era stata dimessa il giorno successivo.

Una settimana più tardi la donna veniva nuovamente ricoverata presso la stessa struttura, con diagnosi di “minaccia di travaglio prematuro di parto, alla 26ma settimana.

Ed invero, il parto avvenne di li a poco, tramite un taglio cesareo urgente.

Il bambino nacque con grave asfissia e diagnosi di grave sofferenza cerebrale.

A detta dei ricorrenti, l’accaduto era totalmente ascrivile alla imperizia, negligenza e imprudenza dei medici della Asl.

Peraltro, la documentazione medica e la cartella clinica non erano complete. Mancava, infatti, la completa documentazione cardiotocografia; risultava inoltre assente la documentazione relativa al “consenso informato” della madre.

Di qui il ricorso al Tribunale di Viterbo che ha accolto l’istanza della coppia perché fondata (sentenza n. 1311/2018).

Il giudice laziale ha fatto proprie le conclusioni del CTU che aveva riscontrato “un nesso causale tra le lesioni e l’operato dei sanitari dell’ospedale”.

Il comportamento di questi ultimi sarebbe infatti risultato del tutto “inadeguato per le evidenze dei dati clinici e strumentali”, tenuto conto che nel caso in questione, non sussistevano “speciali difficoltà”.

Il giudice di primo grado ha anche affermato che “la carenza documentale era attribuibile alla struttura sanitaria convenuta e quindi l’operato dei sanitari non poteva essere considerato esente da negligenza od omissione, proprio per le conseguenze dannose sul nascituro”.

La liquidazione del danno

Il minore era nato con postumi permanenti del 100%, non vedendo e non essendo autonomo in alcuna delle funzioni basilari (mangiare, controllo degli sfinteri…), ma le concause già presenti avrebbero comunque comportato un danno biologico del 70%.

Il restante 30% era derivato, invece, dal comportamento dei sanitari della Asl, che il giudice di primo grado ha quantificato nella somma di € 400.000,00 (in applicazione delle tabelle milanesi), aumentata a € 500.000,00 per la personalizzazione, stante la giovane età e le condizioni di vita future del minore, a cui sono stati aggiunti ulteriori 100.000,00 per ciascuno dei due genitori e € 50.000,00 per ciascuna delle sorelle.

La redazione giuridica

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