Il Tribunale ha condannato l’Asl di Pescara a versare oltre un milione di euro al marito e ai tre figli di una paziente morta nel 2013 in conseguenza di una setticemia determinata, secondo una delle perizie disposte in sede civile, dalla non perfetta sterilità del catetere introdotto per l’esame
Morì nel gennaio del 2013, all’età di 59 anni, a causa di una setticemia. La donna era deceduta all’ospedale di Pescara, dove era stata sottoposta a un esame coronarografico programmato con accesso femorale alla gamba destra.
Sulla vicenda la Procura del capoluogo di provincia abruzzese aveva aperto un fascicolo. Sul versante penale, l’inchiesta era sfociata nell’archiviazione del caso in quanto i magistrati non avevano ritenuto sussistenti responsabilità mediche.
In sede civile, il caso è stato affidato a tre periti, giunti a conclusioni contrastanti.
Infine è stata accolta la tesi di un esperto dell’Università La Sapienza di Roma, che ha accertato, quale causa del decesso, un arresto cardiaco determinato da una disseminazione batterica multiorgano. A causare l’infezione – secondo il consulente – sarebbe stata la non perfetta sterilità del catetere introdotto per la coronarografia. Inoltre, dopo l’esame, non sarebbe stata svolta alcuna profilassi antibiotica né altri controlli clinici e di laboratorio.
Il Giudice civile di Lanciano ha quindi deciso di condannare l’Azienda sanitaria pescarese a versare a favore degli eredi della defunta – il marito e i tre figli – un risarcimento pari complessivamente a 1.015.740 euro. A tale cifra si aggiungono 57 mila euro di spese legali e consulenze. La sentenza è provvisoriamente esecutiva.
L’Asl, a sua volta, aveva chiesto il rigetto della pretesa risarcitoria, ritenendola infondata. Ora si attende la decisione dell’Ente in relazione a un eventuale ricorso in appello.
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