Sì alla tariffa giudiziale anche se l’avvocato svolge solo attività di consulenza

0
tariffa

Ai fini dell’applicazione della tariffa professionale, devono considerarsi prestazioni giudiziali non soltanto quelle che consistono nel compimento di veri e propri atti processuali, ma anche quelle attività che si svolgono al di fuori del processo, purché strettamente dipendenti da un mandato relativo alla difesa e rappresentanza in giudizio

L’applicazione della tariffa professionale

Un avvocato aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per l’importo di 4.946,87 euro nei confronti di un cliente a titolo di compensi professionali. L’ingiunto aveva proposto opposizione sostenendo che, nonostante il parere di congruità dell’Ordine professionale, nulla fosse dovuto al professionista a titolo di consulenza, avendo conferito il solo incarico di assistenza legale. In primo grado, il Tribunale respingeva l’opposizione e la corte d’appello confermava la decisione, escludendo l’applicazione della tariffa giudiziale sull’assunto che il professionista avesse prestato solo attività di consulenza ed assistenza stragiudiziale, senza introdurre il giudizio.

La vicenda è giunta in Cassazione. Tra gli altri motivi di ricorso l’avvocato lamentava la violazione degli artt. 2697 c.c. e dell’art. 2, comma primo e secondo, della tariffa allegata al D.M. 585/1994, per aver la sentenza applicato la tariffa stragiudiziale, disattendendo i principi della sentenza di legittimità n. 226/2011 dallo stesso invocata, che era pertinente al caso concreto, poiché il difensore aveva redatto l’atto di citazione e l’incarico era finalizzato ad instaurare il giudizio risarcitorio.

Invero, la Corte distrettuale aveva escluso l’applicabilità della tariffa giudiziale, osservando che nel caso in esame, l’avvocato avesse svolto solo attività stragiudiziale, senza affatto adire il giudice.

È tuttavia, principio già affermato dalla giurisprudenza di legittimità quello secondo cui, ai fini dell’applicazione delle disposizioni della L. 794/1942 e della relativa tariffa professionale, devono considerarsi prestazioni giudiziali non soltanto quelle che consistono nel compimento di veri e propri atti processuali, ma anche quelle attività che si svolgono al di fuori del processo, purché strettamente dipendenti da un mandato relativo alla difesa e rappresentanza in giudizio, cosicché possano ritenersi preordinate allo svolgimento di attività propriamente processuali.

È da considerare prestazione giudiziale anche l’assistenza e l’attività svolta stragiudizialmente ove trattasi di attività complementare e dipendente da quella per cui gli è stato conferito il mandato (Cass. 25675/2009; Cass. 5415/2009).

La decisione

A tali principi era tenuto a conformarsi il giudice di merito, poiché le diffide di pagamento e le attività di consulenza ed assistenza erano ricomprese in un incarico diretto a promuovere il giudizio, tanto che il resistente aveva provveduto alla redazione dell’atto di citazione.

Era, perciò, del tutto irrilevante che l’attività giudiziale non fosse stata poi svolta, poiché ciò era dipeso esclusivamente dal fatto che il cliente, insoddisfatto per la scarsa sollecitudine con cui era stato svolto il mandato, aveva revocato l’incarico prima che si addivenisse al giudizio (Corte di Cassazione, Seconda Sezione, n. 14210/2020).

Avv. Sabrina Caporale

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

“SUCCESS FEE”, CLAUSOLA VALIDA SE IL COMPENSO NON E’ SPROPORZIONATO

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui