Contrae l’epatite C per un’emotrasfusione ma lo scopre dopo 28 anni, via alla causa di risarcimento

0

Una donna di 59 anni , dichiarata inidonea al lavoro in modo permanente e assoluto, ha chiesto al Ministero della Salute una somma pari a 2,2 milioni di euro

Sono circa 26mila le persone che hanno ottenuto l’indennizzo previsto dalla legge 210 del 1992 per i soggetti danneggiati in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati infetti. Un condizione che ha riguardato migliaia di persone che negli anni ’70 e ’80 hanno contratto patologie gravi quali Aids o epatite B e C.

Gran parte di queste ha anche intentato causa al Ministero della Salute per ottenere il risarcimento del danno, tanto da indurre lo Stato a tentare di correre ai ripari mediante l’emanazione, nel 2007, di una norma che prevedeva, per le persone che avevano una pendenza in giudizio per una causa di questo genere, di accedere a procedure transattive, ovvero a una composizione bonaria del contenzioso; successivamente, nel 2014 un nuovo intervento del legislatore ha previsto una nuova procedura di ristoro alternativa alle transazioni, definita di ‘equa riparazione’, in base alla quale chi aveva fatto a suo tempo la domanda di transazione, poteva accedere alla procedura di “equa riparazione”, il cui termine è previsto per il 31 dicembre 2017, che prevede un risarcimento di un importo fisso unico di 100mila euro a fronte della chiusura di ogni contenzioso.

Ma sono tanti coloro che hanno preferito seguire l’iter processuale per ottenere risarcimenti ben più consistenti. E’ il caso di una donna veneta di 59 anni che ha avanzato, nei confronti del Ministero della Salute una richiesta di risarcimento complessiva pari a circa 2,2 milioni di euro.

La vicenda è resa ancor più singolare dal fatto che la signora in questione ha scoperto di essere affetta da epatite C a distanza di 28 anni dalla contrazione del virus. Nel corso di questo lungo periodo la signora ha avuto diversi sintomi quali continui episodi di febbre, stanchezza costante, dolori addominali frequenti associati a coliche, senza che tuttavia le indagini mediche avessero mai portato a una diagnosi precisa. Ricoverata nel 2010 per un trauma cranico successivo ad una caduta accidentale, la donna viene sottoposta ad una serie di accertamenti tra cui quello anti Hcv, che risulta positivo. I successivi approfondimenti circa l’origine della malattia, portano nientemeno che al giugno del 1982, quando la donna era stata costretta a ricorrere ad alcune emotrasfusioni in occasione di un intervento  d’urgenza all’ospedale di Mestre; il nesso di causalità viene confermato da una specifica commissione medica, che nel 2011, all’aggravarsi delle condizioni della donna, la dichiara “non idonea in modo permanente e assoluto” al lavoro. Di qui la decisione di citare a giudizio il Ministero della Salute, nel rispetto della la norma che prevede che il risarcimento possa essere chiesto entro 5 anni dal momento della scoperta della malattia.

 

Hai avuto un problema analogo e ti serve una consulenza gratuita? scrivi a redazione@responsabilecivile.it o telefona al numero 3927945623

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui