In tema di delitti contro la persona, per distinguere il reato di lesioni personali da quello di tentato omicidio occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell’agente, sia alla differente potenzialità dell’azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall’idoneità dell’arma impiegata nonché dalle modalità dell’atto lesivo (Corte di Cassazione, prima penale, sentenza 6 ottobre 2025, n. 32875).
I fatti
Veniva segnalata dal residente di un appartamento (sito al piano terra del condominio in cui imputato e vittima vivevano) una discussione avvenuta nell’atrio e la presenza di un soggetto insanguinato che, dapprima, aveva bussato alla sua porta e poi si era rifugiato, trovandovi la porta socchiusa, nell’appartamento sito al primo piano.
Una pattuglia di Carabinieri di San Donato Milanese, intervenuta sul posto, accertava la presenza di un uomo, identificato nell’odierno imputato, che i residenti dell’appartamento avevano riferito essere entrato in casa chiedendo aiuto, zoppicando, in fuga da un altro soggetto. Sul luogo del delitto, lungo il percorso che conduceva al primo piano e quello che portava dal cancello all’abitazione in cui era avvenuto il fatto (e dove vivevano l’imputato e la persona offesa), nonché sui muri, sul pavimento e su alcune coperte, vi erano numerose e abbondanti macchie di sangue; sul marciapiede vicino al cancello veniva rinvenuto un coltello da cucina anch’esso sporco di sangue. All’aggredito venivano…





