Sospeso per un anno dall’esercizio dell’attività ambulatoriale un dermatologo dell’ospedale Maggiore di Bologna, accusato di abuso di ufficio

Abuso di ufficio continuato e apertura e mantenimento in esercizio di un ambulatorio privato senza la necessaria autorizzazione. Sono le accuse mosse dalla Procura di Bologna a un medico dermatologo dell’ospedale Maggiore, colpito nelle scorse ore dalla misura cautelare interdittiva della sospensione per un anno dall’esercizio dell’attività ambulatoriale. Il provvedimento è stato disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale felsineo.

In base alle indagini condotte dai militari del Nas, avviate nell’agosto 2017,  il camice bianco avrebbe prospettato ai pazienti, in molteplici occasioni, interventi da effettuare con urgenza, dicendo loro che le liste di attesa del Servizio sanitario nazionale erano troppo lunghe. Quindi li avrebbe dirottati nel suo ambulatorio privato, facendosi pagare. Secondo quanto accertato, i compensi si aggiravano tra i 300 ai 500 euro.

Sulla vicenda è intervenuta con una nota anche l’Ausl di Bologna.

“A seguito di segnalazione dell’Azienda USL di Bologna – si legge nel comunicato –  e dopo le indagini svolte dal locale Comando Carabinieri per la Tutela della Salute N.A.S, il Tribunale di Bologna ha disposto la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività di uno specialista ambulatoriale che, nello svolgimento delle sue funzioni ha prospettato, a diversi pazienti, interventi presso il rispettivo ambulatorio privato, peraltro risultato privo di autorizzazione sanitaria.

Le indagini, riguardanti il periodo agosto 2017 – luglio 2019, hanno accertato molteplici episodi in cui il professionista, comunicando falsi tempi d’attesa nelle liste del SSN e sostenendo di poter eseguire solo privatamente gli interventi, indirizzava i pazienti presso il suo studio. I capi d’accusa sono l’abuso d’ufficio continuato e l’aver aperto e mantenuto in esercizio un ambulatorio privato senza la speciale e necessaria autorizzazione sanitaria. L’Azienda, oltre a dare avvio ai predetti accertamenti, ha anche avviato l’iter di procedimento disciplinare in capo al professionista convenzionato, già sospeso dall’attività in forza di specifica ordinanza del Tribunale”.

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