I professionisti, oltre ad operare in regime intramoenia all’interno di strutture pubbliche, avrebbero eseguito visite e prestazioni anche all’esterno generando un danno al Servizio sanitario regionale pari a 950mila euro

Avevano scelto di operare in regime intramoenia all’interno di ospedali pubblici assicurandosi così un’indennità di esclusività pari complessivamente a 200mila euro in aggiunta agli stipendi. Ma in realtà, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero esercitato la professione sanitaria anche all’esterno, eseguendo visite e prestazioni presso strutture sanitarie private. Il tutto illecitamente e all’insaputa delle Amministrazioni Pubbliche di appartenenza, ovvero le Aziende Socio Sanitarie Territoriali di Bergamo Est e di Bergamo Ovest.

I cinque medici avrebbero incassato compensi per ulteriori 750mila euro, generando un danno al Servizio Sanitario Regionale pari a 950mila euro. Pertanto sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Bergamo per truffa e alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Milano.

Gli uomini delle Fiamme Gialle, inoltre, su disposizione del Gip del Tribunale di Bergamo, hanno eseguito il sequestro di beni e valori per un importo pari a 200mila euro.

I fatti emersi dalle indagini sono stati comunicati all’Ispettorato della Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia. L’obiettivo, come previsto da appositi protocolli d’intesa, è l’avvio delle azioni di recupero delle somme indebitamente percepite, nonché l’adozione dei connessi provvedimenti disciplinari.

La Finanza ha poi contestato alle strutture sanitarie private che hanno usufruito irregolarmente delle prestazioni sanzioni per 367mila euro. Parte di tali misure, sarebbe già stata regolarizzata. I militari, infine, riferiscono che la posizione giudiziaria di uno dei medici è stata già definita dal Tribunale di Bergamo. Il professionista in questione sarebbe stato condannato a un anno di reclusione e alla confisca delle retribuzioni indebitamente percepite per un ammontare complessivo di 70mila euro. Anche altri due professionisti indagati avrebbero manifestato la disponibilità a risarcire le Aziende Sanitarie danneggiate dalle loro condotte.

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