Messo a punto negli Stati Uniti un test potenzialmente in grado di predire l’insorgenza della malattia di Alzheimer fino a 20 anni prima della comparsa di sintomi tipici quali perdita di memoria e confusione

Diagnosticare la malattia di Alzheimer con anni di anticipo rispetto alla comparsa dei sintomi grazie a una semplice analisi del sangue. Un’ipotesi sempre più concreta in base a uno studio pubblicato  sulla rivista ‘Neurology’.

I ricercatori dell’Università di Washington hanno infatti messo a punto un test potenzialmente in grado di predire l’insorgenza della patologia con una accuratezza del 94%.

Fino a 20 anni prima che un malato sviluppi perdita di memoria e confusione, sintomi caratteristici dell’Alzheimer, c’è una proteina che ​​inizia ad accumularsi nel cervello. Si tratta della beta-amiloide, che arriva a formare delle vere e proprie placche.

Attualmente, l’unico strumento disponibile per testare la condizione di una persona a rischio è la tomografia ad emissione di positroni o Pet.

I ricercatori hanno misurato i livelli della proteina nel sangue di 158 adulti ultracinquantenni per fare un confronto con i risultati corrispondenti a quelli della Pet. Combinando le informazioni con altri due fattori di rischio per la malattia – età superiore ai 65 anni e presenza di una variante genetica chiamata Apoe4, che triplica il rischio di Alzheimer – l’accuratezza dell’analisi del sangue è arrivata al 94%.

La ricerca, secondo gli studiosi statunitensi, “aiuterà in particolare ad arruolare i partecipanti agli studi clinici in modo più efficiente”. Ciò dovrebbe consentire “di trovare i trattamenti più rapidamente, con un impatto importante, speriamo, sul costo della malattia e sulla sofferenza umana che ne deriva”. Si attendono dunque ora i risultati di studi più estesi per convalidare e ampliare questo test.

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