Aperture contingentate dei negozi: ecco la proposta di legge

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Poco favorevole alla proposta delle aperture contingentate dei negozi Confimprese, per cui sono a rischio 400mila posti di lavoro. Confcommercio si mostra possibilista

È in arrivo la proposta di legge sulle aperture contingentate dei negozi, che è stata presentata dal sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa, del Movimento 5 stelle.

Con un limite massimo di 12 giornate festive da utilizzare, il Governo sta pensando di rimodulare le norme sulla liberalizzazione delle aperture dei negozi, fortemente voluta nel 2011 dal Decreto Salva Italia.

Ma la proposta ha suscitato scalpore presso le associazioni dei commercianti, secondo le quali questa novità potrebbe mettere a repentaglio ricavi ed occupazione.

La proposta di legge sulle aperture contingentate nasce dal cosiddetto “modello Modena”.

Nella città dell’Emilia-Romagna, infatti, dal 2015 i commercianti hanno adottato un codice comportamentale che prevede chiusure nelle festività e turni a rotazione nelle domeniche.

Tuttavia, Mario Resca, presidente di Confimprese, ha messo in chiaro la propria contrarietà.

Per Resca, “le aziende saranno costrette a licenziare e l’intero comparto perderebbe il 10% del fatturato: in 400mila rischierebbero il posto di lavoro”.

Federdistribuzione (centri commerciali, grandi e piccoli supermercati) che riporta i dati delle persone, circa 12 milioni che, in Italia, comprano di domenica.

Lo shopping nel giorno festivo per eccellenza, secondo Federdistribuzione “fa parte delle abitudini ormai, tornare indietro sarebbe un danno per tutti”.

E questo, “in una fase tra l’altro in cui l’e-commerce cresce a doppia cifra e le vendite al dettaglio sono in calo (-0,2% nei primi sei mesi del 2018, secondo Istat)”.

Secondo Enrico Postacchini, delegato per le Politiche del commercio di Confcommercio, è invece positiva la ricerca di una regolamentazione.

“Dopo tanti anni di deregolamentazione totale, siamo favorevoli ad una reintroduzione di una regolamentazione minima, quindi sì al ridare la competenza a Regioni e Comuni e sì alla deroga per i centri turistici”, ha dichiarato.

Contraria è invece l’Associazione nazionale cooperative dettaglianti (Ancd/Conad) per cui la riforma sarebbe un passo indietro.

Insomma, alla luce di queste problematiche, le associazioni dei commercianti hanno chiesto un confronto quanto prima con il ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Lo scopo è trovare al più presto una soluzione che venga incontro alle esigenze dei lavoratori e dei commercianti e che non scontenti i consumatori.

 

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