La mancata risposta al suono di ben due campanelli conferma il delitto di evasione del soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari

Il Tribunale di Cagliari aveva condannato l’imputato alla pena ritenuta di giustizia in ordine al reato di evasione. L’uomo era stato sottoposto agli arresti domiciliari; senonché in occasione del controllo svolto da un brigadiere dei carabinieri, non era stato rinvenuto nel luogo di esecuzione della misura cautelare.

Il militare, ascoltato in dibattimento, aveva riferito di aver ripetutamente suonato al campanello dell’abitazione, riscontrandone il perfetto funzionamento ma non aveva ricevuto alcuna risposta pur dopo un’attesa di circa dieci minuti.

L’uomo non era stato rintracciato neppure a seguito del controllo effettuato nelle zone limitrofe all’abitazione. La moglie di quest’ultimo, sentita in qualità di testimone, aveva riferito che nella camera da letto dell’abitazione era stato posizionato un secondo campanello per essere certi di sentirlo suonare al momento del controllo dei carabinieri.

Per queste ragioni il giudice di primo grado aveva affermato la penale responsabilità dell’imputato atteso che la mancata risposta al suono di ben due campanelli non poteva che essere dimostrazione della sua assenza all’interno dell’abitazione ove era ristretto agli arresti domiciliari.

Peraltro, la circostanza dell’avvenuto allontanamento dal luogo di esecuzione della misura era stata positivamente accertata sulla scorta delle deposizioni testimoniali.

Contro tale sentenza il difensore dell’imputato aveva proposto appello, domandando l’assoluzione per insussistenza del fatto e il contenimento della pena.

Ad avviso della difesa, la sentenza impugnata era contraria al principio di tassatività della norma penale, giacchè non potrebbe giustificare – pena l’applicazione analogica in mala partem – “l’equazione tra la mancata risposta al citofono e l’allontanamento dal domicilio”, integrando la prima una condotta eventualmente rilevante sotto il profilo del mancato rispetto delle prescrizioni dettate in sede di applicazione della misura restrittiva.

Tali argomenti non hanno convinto i giudici della Corte d’Appello di Cagliari (Prima Sezione, sentenza n. 89/2020) che hanno rigettato l’appello perché infondato.

I giudici dell’appello hanno, infatti, ricordato che il soggetto sottoposto a misura restrittiva domiciliare ha sempre l’obbligo di rendersi reperibile ai controlli e adoperarsi per porsi nella condizione di dimostrare, in ogni momento, la presenza nel domicilio coatto. All’autorità preposta al controllo sull’osservanza della misura non incombe, per contro, alcun onere di attivarsi per “facilitare” la reperibilità del sottoposto essendo, piuttosto e come già detto, obbligo di questi restare nel luogo di esecuzione della misura e consentire in pari tempo un agevole controllo all’autorità di polizia.

Ciò premesso, contrariamente alle argomentazioni difensive, lungi dall’integrare un’ipotesi di violazione del principio di tassatività della norma penale, il verdetto di condanna risultava condivisibilmente fondato su un incontestabile dato di fatto, rappresentato dall’assenza dell’imputato alle ore 3,20 della notte presso l’abitazione ove lo stesso si trovava agli arresti domiciliari e ove in precedenza erano già stati effettuati analoghi controlli.

Il principio di diritto

La mancata risposta al suono di ben due campanelli – uno dei quali appositamente posizionato nella camera da letto, ove l’imputato avrebbe dovuto ragionevolmente trovarsi all’orario in cui era stato eseguito il controllo da parte delle Forze dell’Ordine – confermava la sussistenza dell’elemento materiale del delitto di evasione, integrato dalla mancata risposta al campanello o citofono durante un controllo delle forze dell’ordine, non essendo stato nel caso di specie neppure dedotto – e debitamente comprovato – un eventuale malfunzionamento dell’impianto.

Del pari, è stato ritenuto sussistente il coefficiente psicologico del delitto di evasione, rappresentato dal dolo generico, “che consiste nella mera consapevolezza della violazione del divieto di lasciare il luogo di esecuzione della misura senza la prescritta autorizzazione, nel caso di specie ricavabile dalla pacifica conoscenza da parte dell’imputato del provvedimento impositivo della misura custodiale”.

Per queste ragioni la sentenza impugnata è stata confermata anche sotto il profilo sanzionatorio.

La redazione giuridica

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