Respinto il ricorso di una donna che, nell’ambito degli accertamenti peritali volti alla valutazione del requisito sanitario per il riconoscimento dell’assegno di invalidità, invocava la nullità di una seconda ctu che aveva ridotto la percentuale di invalidità riscontrata dal primo consulente, dal 75% al 73%

Si era vista rigettare, in sede di procedimento ex art. 445 bis c.p.c. (accertamento tecnico preventivo obbligatorio), la domanda diretta al riconoscimento del requisito sanitario utile per ottenere l’assegno di invalidità. Il Tribunale aveva ritenuto, all’esito delle indagini peritali svolte anche nel giudizio ordinario, che non fossero presenti le condizioni per la prestazione richiesta.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte la donna deduceva la nullità parziale della ctu per aver, il ctu esorbitato dai compiti assegnati dal giudice e valutato tutte le patologie pur senza visitare la perizianda.

La ricorrente esponeva che il tribunale aveva nominato un primo ctu che aveva accertato una invalidità pari al 75% con decorrenza dall’aprile 2015 e che successivamente ai rilievi critici relativi alla decorrenza della invalidità, era stata disposta nuova ctu relativa alla decorrenza.

Il nuovo ctu aveva nuovamente rivalutato le patologie attribuendo alle stesse una percentuale invalidante del 73%, così esorbitando, a parere della ricorrente, il mandato assegnato dal giudice, riferito alla sola decorrenza della invalidità già accertata.

La Cassazione, tuttavia, con l’ordinanza n. 19898/2020 ha ritenuto il motivo inammissibile in quanto non è impugnabile la ctu ma la valutazione del giudice anche se fondata sulla ctu, rispetto alla quale il tribunale ha spiegato il proprio convincimento di condivisione delle risultanze della seconda indagine rispetto alla prima.

Gli Ermellini, inoltre, hanno evidenziato come il Tribunale avesse peraltro illustrato le ragioni di condivisione della seconda indagine peritale, anche spiegando i punti di criticità del primo elaborato.

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