Per le prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà gli onorari possono essere aumentati fino al doppio”

La vicenda

Una società aveva citato dinanzi al Tribunale di Milano, una banca affinché accettasse la nullità del contratto di swap concluso nel 2009, per la violazione delle norme del TUF e del Reg. Consob n. 11522/1998 e n. 16190/2007, nonché del regolamento congiunto Consob – Banca d’Italia del 29/10/200, e la condannasse alla restituzione della somma di 180.984,81 euro, pari al valore del mark to market, ovvero della diversa somma individuata come giusta da parte del giudice adito.

Nel corso del giudizio veniva disposta una CTU. Depositato l’elaborato peritale, il Tribunale di Milano liquidava il compenso in favore dell’ausiliario nell’importo di 7.000,00 euro tenuto conto del valore della causa, identificato nella somma richiesta dalla società attrice ed a norma dell’art. 2 del DM del 30/5/2002.

La società proponeva opposizione avverso tale provvedimento ai sensi dell’art. 15 del D. Lgs. n. 15/2011 e il Tribunale di Milano rigettava l’opposizione, confermando la liquidazione di cui al decreto opposto.

La vicenda è giunta in Cassazione.

Con il primo motivo la società lamentava la violazione e falsa applicazione dell’art. 50 del DPR n. 115 del 2002 nonché degli artt. 2 e 29 del DM del 30 maggio 2002, in relazione al principio di unitarietà del compenso al CTU.

Nella fattispecie, essendo stata ravvisata l’unitarietà dell’incarico, il Tribunale avrebbe dovuto riconoscere un compenso oscillante tra la cifra di 1.686,05 euro e quella di 3.400,70 euro, inferiore comunque a quella attribuita nel decreto di liquidazione con evidente violazione di legge.

Col secondo motivo denunciava invece, la violazione e falsa applicazione dell’art. 2 del DM del 30/5/2002 nonché degli artt. 51 e 52 del DPR n. 115/2002 con l’erronea applicazione dei ivi criteri previsti per la liquidazione e determinazione del compenso variabile. Il decreto opposto aveva, infatti, liquidato la somma di 7.000,00 euro pari a più del doppio dell’importo massimo previsto dallo scaglione di riferimento.

Il giudizio di legittimità

La Corte di Cassazione (Seconda Sezione Civile, ordinanza n. 29876/20198) ha cassato la decisione del tribunale milanese, ritenendo di dover dare continuità da un lato, al costante principio secondo cui (Cass. n. 27126/2014) in tema di compensi spettanti a periti e consulenti tecnici a norma degli artt. 50 e segg. del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, la determinazione dei relativi onorari costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice del merito, e pertanto, se contenuta tra il minimo ed il massimo della tariffa, non richiede motivazione specifica e non è soggetta al sindacato di legittimità, se non quando l’interessato deduca la violazione di una disposizione normativa oppure un vizio logico di motivazione, specificando le ragioni tecnico giuridiche secondo le quali debba ritenersi non dovuto un certo compenso oppure eccessiva la liquidazione e, dall’altro, a quello altrettanto costante secondo cui (Cass. n. 21963/2017) ai sensi dell’art. 52, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002, costituiscono prestazioni eccezionali, per le quali è consentito l’aumento degli onorari per il consulente fino al doppio dell’importo previsto nelle tabelle, quelle che, pur non presentando aspetti di unicità o, quanto meno, di assoluta rarità, risultino comunque avere impiegato l’ausiliario in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico-scientifica, complessità e difficoltà.

La discrezionalità del giudice e l’eccezionalità dell’incarico

Se dunque è vero che il riconoscimento di tale aumento, che lo esercita mediante il prudente apprezzamento degli elementi a sua disposizione e la cui decisione è insindacabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata, è pur vero che esso, presuppone che la decisione sia ricollegata (al riscontro dell’esecuzione di prestazioni che abbiano visto l’ausiliare impegnato in misura notevolmente massiva, per importanza tecnico – scientifica, complessità e difficoltà.

In tal senso, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che “mentre l’ampiezza dell’incarico affidato all’ausiliare costituisce un elemento di giudizio nella determinazione degli onorari variabili tra il minimo e il massimo (secondo cui il giudice deve al riguardo tenere conto della difficoltà dell’indagine, della completezza e del pregio della prestazione), per l’aumento oltre il doppio (art. 5 delle legge n. 319/1980  – oggi art. 52 del DPR n. 115/2002), occorre che il tasso di importanza e di difficoltà della prestazione, che le legge prescrive debba essere “eccezionale”, sia necessariamente maggiore rispetto a quello che deve essere compensato con l’attribuzione degli onorari nella misura massima”.

La decisione

Nel caso in esame, a giudizio degli Ermellini – i differenti profili di indagine richiesti e l’impegno in essi profuso da parte dell’ausiliario risultavano idonei a supportare la decisione di liquidare i compensi in misura corrispondente al massimo tariffario, ma non anche a consentirne l’aumento fino al doppio, essendo carente ogni riferimento alla eccezionale importanza, complessità e difficoltà della prestazione.

L’ordinanza è stata pertanto cassata, con rinvio al Tribunale di Milano in persona di diverso magistrato, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

Avv. Sabrina Caporale

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