Avvallamento sulla strada extraurbana e caduta del ciclista (Cassazione civile, sez. VI, 02/05/2022, n.13729).

Avvallamento sulla strada extraurbana provoca la caduta del ciclista che riporta serie lesioni fisiche e cita dinanzi il Tribunale de L’Aquila l’Amministrazione provinciale, in qualità di custode della strada, onde vederne accertata la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c.

L’Amministrazione eccepisce la mancanza di prova in ordine alla dinamica del sinistro e l’assenza del nesso causale.

Il Tribunale rigettava la domanda sostenendo che, pur essendo stato provato il nesso causale tra l’avvallamento sulla strada extraurbana e la caduta, quest’ultima doveva ascriversi al caso fortuito, coincidente con la condotta negligente dello stesso danneggiato, essendo la presenza di sconnessioni su strada extraurbana una situazione non eccezionale e quindi prevedibile dall’utente.

La Corte d’Appello de L’Aquila, rigettava, confermando, per quanto qui di interesse, che dovendosi sussumere la fattispecie sotto l’art. 2051 c.c., la condotta del danneggiato aveva avuto efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento, integrando il fortuito, considerate le circostanze di tempo e luogo.

L’evento, difatti, avveniva in pieno giorno, e l’avvallamento sulla strada extraurbana era del tutto evidente, essendo la suddetta strada, globalmente, in pessimo stato di manutenzione, di talchè il ciclista avrebbe dovuto percorrerla con particolare prudenza.

La Corte ha ritenuto che non potesse riscontrarsi il necessario sforzo di diligenza nel comportamento del danneggiato finalizzato ad evitare l’avvallamento stradale che era del tutto visibile, come confermato anche dai rilievi della Polizia Municipale e non necessitante di alcuna segnalazione.

Il danneggiato impugna in Cassazione la decisione e deduce falsa applicazione dell’art. 2051 c.c..

Il motivo è fondato.

Gli Ermellini evidenziano come sia stato rivalorizzato l’obbligo di custodia ponendo a carico del custode la prova del fortuito in termini più rigorosi che in passato.

Viene considerata Cass., 6-3 ord. 23 gennaio 2019 n. 1725, secondo la quale il custode comunque deve predisporre quanto necessario per prevenire danni attinenti alla cosa custodita; il caso fortuito, pertanto, sarà integrato dalla condotta del terzo, o del danneggiato, soltanto se si traduca in una alterazione imprevista e imprevedibile dello stato della cosa.

A sua volta Cass., 3, ord. 29 gennaio 2019 n. 2345 rileva che è necessario tenere conto della natura della cosa per cui quanto meno essa è intrinsecamente pericolosa, quanto di più il possibile pericolo è prevedibile e superabile dal danneggiato con normali cautele, e quindi quanto più è l’efficienza causale della sua condotta imprudente che giunge, eventualmente, a interrompere il nesso causale tra la cosa e il danno, ovvero a espungere la responsabilità del custode.

Ed ancora, Cass., 3, ord. 12 maggio 2020 n. 8811 rileva che la responsabilità ex art. 2051 c.c., impone al custode, presunto responsabile, di provare l’esistenza del caso fortuito, considerato comunque che i suoi obblighi di vigilanza, controllo e diligenza gli impongono di adottare tutte le misure idonee per prevenire e impedire la produzione di danni a terzi. Cass., 2, n. 456 del 2021, da ultimo, conferma che il danneggiato deve limitarsi a provare il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, spettando al custode la prova liberatoria mediante dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia avente impulso causale autonomo e carattere di assoluta imprevedibilità ed eccezionalità.

Ebbene, la decisione impugnata non è conforme a tali indirizzi, in quanto la Corte territoriale ha ritenuto che la condotta del danneggiato integrasse di per sé il caso fortuito perché l’avvallamento sulla strada extraurbana era percepibile per la sua dimensione, ed anche per l’orario in cui era avvenuta la caduta.

Ciò non toglie che, alla luce della giurisprudenza sopra indicata, l’Ente avrebbe dovuto prevenire l’avvallamento certamente presente ed intrinsecamente pericoloso, non avendo provato che si fosse appena creato. Ragionando diversamente, tutti i custodi di strade potrebbero permettersi di lasciarle non riparate a tempi indefiniti, ovvero astenersi dalla custodia, perché gli avvallamenti possono essere percepiti materialmente da chi passa nelle ore luminose del giorno, soltanto negli orari notturni “risorgendo” la custodia.

Infine, gli Ermellini stigmatizzano che il Giudice di merito non si è neppure avvalso del rilievo tipico della notevole precedente frequentazione del luogo – da parte del danneggiato – che lo rende ben noto a chi lo percorre.

Conclusivamente il ricorso viene accolto e la sentenza cassata, con rinvio in diversa composizione.

La redazione giuridica

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