Scalinata del centro storico ricoperta di mattoncini provoca la caduta del pedone che riporta lesioni fisiche (Tribunale La Spezia sez. I, 16/02/2022, n.113).

Scalinata del centro storico in cattivo stato di manutenzione: il pedone danneggiato dalla caduta ha convenuto in giudizio il Comune di Arcola al fine di vederlo condannato al risarcimento dei danni subiti a seguito di caduta accidentale.

Il sinistro si verificava durante la discesa della scalinata nel centro storico del paese di Arcola, a causa del cattivo stato di manutenzione.

Il Comune respinge ogni responsabilità sia ex art 2051 cc che 2043 cc, in quanto la caduta, avvenuta in orario diurno e con tempo soleggiato, avveniva in luoghi noti alla parte danneggiata.

La scalinata del centro storico in questione, evidenzia il Comune, è di quelle tipiche dei centri storici formata da ciottoli e mattoncini, occorre pertanto porre particolare cautela nel percorrerla, visto che lo stato complessivo di manutenzione della medesima è evidente icto oculi.

Prova del fatto e del nesso causale: -Le fotografie prodotte dalla danneggiata (e non contestate), comprovano la sussistenza di uno stato di manutenzione non ottimale di alcuni punti della scalinata del centro storico formata – come detto – da acciottolato, anche se viene osservato come risultino ben visibili ed estesi i punti in cui la scalinata non si presenta sufficientemente manutenuta. – La CTU medico legale ha accertato i danni subiti dall’attrice ed il nesso causale con la caduta.

Preso atto delle risultanze istruttorie il Giudice ribadisce che “L’ente proprietario d’una strada aperta al pubblico transito risponde ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., per difetto di manutenzione, dei sinistri riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, salvo che si accerti la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo. Nel compiere tale ultima valutazione, si dovrà tener conto che quanto più questo è suscettibile di essere previsto e superato attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più il comportamento della vittima incide nel dinamismo causale del danno, sino ad interrompere il nesso eziologico tra la condotta attribuibile all’ente e l’evento dannoso”.

Riguardo all’onere della prova, secondo un primo orientamento giurisprudenziale è il medesimo danneggiato a dover provare di aver tenuto un comportamento di cautela correlato alla situazione di rischio percepibile con l’ordinaria diligenza, potendo il caso fortuito essere integrato anche dal fatto colposo dello stesso. Invece, secondo altro orientamento, all’attore compete solo la dimostrazione del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno, mentre al custode spetta l’onere della prova liberatoria del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo della condotta incauta della vittima, che assume rilievo ai fini del concorso di responsabilità ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., e deve essere graduata sulla base di un accertamento in ordine alla sua effettiva incidenza causale sull’evento dannoso, che può anche essere esclusiva.

Traslando tali principi al caso concreto, viene considerato che la danneggiata ben conosceva la scalinata del centro storico, essendo ivi residente.

Inoltre, la scalinata in questione rappresenta l’unico accesso pedonale al centro storico, essendo, l’altro accesso, costituito da strada carrabile che parte attrice afferma di non avere percorso in quanto pericolosa perché stretta e priva di marciapiede. In ogni caso, la discesa della scalinata del centro storico da parte della danneggiata è avvenuta in condizioni di perfetta visibilità, con tempo soleggiato ed alle 10.00 del mattino.

La tipologia di scalinata, tipica del centro storico – formata da mattoncini e ciottoli – determina la necessità di percorrerla prestando particolare cautela soprattutto trattandosi di persona anziana (anni 74), la quale – per sua stessa ammissione – aveva verosimilmente già manifestato evidenti difficoltà nella discesa visto che la stava effettuando sorreggendosi al braccio di marito e nuora e nonostante ciò è caduta, non per improvviso cedimento dello scalino, ma – come dalla stessa evidenziato – per lo stato di cattiva manutenzione dello stesso.

L’attrice ha inoltre affermato di avere percorso la scalinata per raggiungere l’autovettura della nuora, anche a tale proposito viene osservato che, in presenza di difficoltà nel percorrere la scalinata, e rilevato il potenziale pericolo, insito nel percorrere una strada alternativa carrabile in assenza di apposito marciapiede, la prudenza avrebbe dovuto consigliare l’attrice di attendere che solo la nuora raggiungesse l’auto e tornasse a prenderla, anziché effettuare comunque la discesa.

Dato atto di ciò, è comunque pacifico e manifesto il cattivo stato di manutenzione della scalinata del centro storico in questione, che di per sé configura un potenziale pericoli per gli utenti.

Alla luce di quanto esposto viene accertata la responsabilità ex art. 2051 cc del Comune di Arcola, con concorso ex art. 1227 cc del pedone, ciascuno nella misura del 50%.

Il Comune, pertanto viene condannato a ristorare alla danneggiata la metà del danno accertato dal CTU, per euro 2.227,32, oltre alla metà delle spese mediche sostenute.

La redazione giuridica

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