La struttura abusiva chiedeva 1000 euro al mese la retta per un’assistenza inadeguata  e farmaci incerti

Una struttura del valore di 300mila euro comprese le forniture  che risultava attiva da almeno quattro anni. Nel 2014 subì un’ordinanza di chiusura da parte dei servizi sociali  del Comune di Trinitapoli a seguito di un controllo della Asl. Un provvedimento che fu però raggirato inserendo parte degli ospiti della casa di riposo all’interno del nucleo famigliare dei due gestori, aspetto attualmente ancora in corso di indagini per verificare eventuali complici.
Gli agenti del commissariato di Cerignola a Trinitapoli (BAT) che hanno provveduto al sequestro della casa di riposo priva di ogni autorizzazione hanno trovato la presenza di otto persone anziane, alcune con problemi psicofisici e non autosufficienti.
Secondo quanto riferito l’edificio risulta essere privo di spazi comuni, con carenze igienico-sanitarie e organizzative, ai pazienti venivano somministrati farmaci sfusi, dunque di origine sconosciuta e senza data di scadenza. A ciò si aggiunge la presenza di barriere architettoniche e la personale inadeguato al trattamento delle patologie degli ospiti.
Nessuna tabella dietetica personalizzata per i pazienti, uno dei quali diabetico e dunque sprovvisto di un suo personale regime alimentare.  La cucina per preparare i pasti agli ospiti è la stessa della famiglia che finora ha gestito la struttura.  Necessario l’intervento del personale dell’Asl di Trinitapoli, degli assistenti sociali e del personale della guardia di finanza e del Nas di Bari.
Gli anziani sono stati immediatamente trasferiti in edifici adeguati e autorizzati o sono ritornati dalle proprie famiglie. Un giro d’affari che secondo le prime indagini si aggira intorno ai 100mila euro annuo, pari circa a 1000 euro al mese che ogni ospite pagava come retta. Il responsabile legale dell’associazione cui faceva capo l’attività abusiva e sua moglie sono stati denunciati.
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