Applicato un pacemaker bicamerale che ha risolto il blocco atrioventricolare della gestante, giunta all’Ospedale di Cittadella in gravi condizioni

Un improvviso blocco atrioventricolare completo, a poche ore dal partorire, risolto con l’applicazione di un pacemaker definitivo. E’ quanto accaduto all’Ospedale di Cittadella dove l’intervento dei medici ha permesso di salvare la vita sia alla mamma sia al bambino.

La donna si era recata presso il nosocomio in uno stato di pesante malessere e imminente travaglio. I clinici, dopo aver valutato la gravità dell’emergenza, le hanno applicato un pacemaker bicamerale che ha consentito la ripresa di un battito cardiaco fisiologico.

Durante e dopo l’intervento non è comparso nessun segno di sofferenza fetale, e trascorse 12 ore la paziente ha dato alle luce il suo piccolo. Dimessi dall’ospedale nei giorni scorsi, madre e figlio, secondo quanto annuncia la Ulss 6 euganea, “sono in ottime condizioni di salute”.

L’impianto del pacemaker si è svolto in Sala di emodinamica con un team multidisciplinare.

L’equipe è stata coordinata da Roberto Verlato, direttore dell’Unità operativa complessa di cardiologia dell’Alta Padovana, e da Roberto Rulli, direttore dell’Uoc di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Cittadella. L’equipe ostetrico-ginecologica ha monitorizzato il bambino, pronta a farlo nascere subito in caso di segni di sofferenza e di rallentamento del battito del cuore. La gestante e il feto sono stati protetti con barriere contro la diffusione dei raggi X per prevenire eventuali danni da radiazioni.

“La situazione era estremamente pericolosa – racconta Verlato -. In caso di ipotensione la mamma avrebbe dovuto essere messa in Ecmo, la macchina cuore-polmoni, impensabile un contropulsatore in gravidanza. In caso di asistolia improvvisa avremmo fatto nascere il bambino, ma la mamma poteva entrare in pericolo di vita. Non avrebbe potuto sopravvivere a un taglio cesareo senza un ritmo cardiaco valido e stabile, neppure l’anestesia sarebbe stata possibile”.

“L’intervento in queste condizioni, con l’utero che solleva completamente il diaframma, con le contrazioni in atto, con il ritmo cardiaco completamente instabile per ritmo idioventricolare irregolare, è stato molto difficile. Fortunatamente – conclude il medico – questa è stata una gran bella storia a lieto fine”.

 

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