BRCA1 e BRCA2, invalidità anche per le donne portatrici ma non malate

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Le persone con mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2, d’ora in poi, in Italia diventano oggetto di una speciale tutela del nostro sistema di welfare anche quando non affette da una malattia oncologica in atto

Anche alle donne portatrici delle mutazioni BRCA1 e BRCA2, che sceglieranno la chirurgia preventiva da sane sarà riconosciuta una corretta percentuale d’invalidità. Non occorrerà, quindi, aver sviluppato la malattia. È questo il principale risultato di un’azione che ha unito allo stesso tavolo l’INPS, l’associazione aBRCAdaBRA e la FAVO (Federazione Associazioni di Volontariato in Oncologia). Un lavoro congiunto per riconoscere una tutela alle persone sane che devono convivere con un elevato rischio di ammalarsi di tumore nel corso della vita. O a quelle che, già malate oncologiche, affrontano rischi aggiuntivi di salute a causa della mutazione genetica BRCA.

Le persone portatrici delle mutazioni BRCA sono esposte al rischio di sviluppare da giovani i tumori al seno, all’ovaio, e all’endometrio, oltre ad altre neoplasie. Secondo le stime, in Italia si tratta di un numero di casi compreso 75 e 150 mila.

Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano alle donne ad alto rischio tre diversi percorsi.

A partire da una sorveglianza “speciale” con periodicità e prestazioni diagnostiche specialistiche ravvicinate nel tempo e diverse rispetto a quelle delle altre donne. Le altre strade sono la chirurgia di riduzione del rischio oppure una chemio prevenzione.

Alle donne sane che scelgono la chirurgia di riduzione del rischio, unica vera prevenzione possibile per il tumore alla mammella, all’ovaio e all’utero, verrà riconosciuta, se lo richiedono, una determinata percentuale di invalidità civile per la menomazione permanente di tali organi e per lo stress psichico subito secondo lo status di “handicap non grave”, salvo che la sofferenza psichiatrica non sia tale da aggravare ulteriormente la situazione. Questa novità comporterà un innalzamento della percentuale d’invalidità anche per le donne malate e BRCA positive, che decideranno di affrontare la chirurgia preventiva per gli altri organi non affetti da neoplasia.

Il 13 febbraio 2019 l’Inps ha emanato una comunicazione tecnico-scientifica indirizzata a tutte le commissioni medico-legali. Nella missiva si sottolineano tutti gli aspetti del disagio funzionale e psicologico di pazienti e portatori sani di mutazione BRCA e dei conseguenti effetti invalidanti.

“La comunicazione INPS segna un’importante innovazione nel sistema di welfare che tiene il passo con le più recenti innovazioni in campo medico e, specialmente, genetico”. Ad affermarlo è l’Avv. Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo. “Ora che la via tracciata dal progresso scientifico ci porta nella direzione della medicina di precisione, i cui necessari presupposti risiedono nei test biomolecolari e genetici, le indicazioni date dall’INPS per una corretta valutazione della disabilità anche per le persone sane portatrici di un rischio genetico ma che affrontano interventi terapeutici preventivi di non poco rilievo, costituisce una vera e propria apertura di orizzonti che in futuro riguarderanno anche altri rischi di malattia diagnosticati prima dell’insorgenza della stessa”.

 

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