Identificato un incremento di rischio bronchioliti nei bambini in funzione dell’esposizione agli agenti inquinanti PM10 e PM2.5

Uno studio dell’Università di Padova ha analizzato l’incidenza dell’inquinamento da polveri sottili con le bronchioliti nei bambini. Il lavoro, condotto da Elisa Gallo, studente di dottorato in Medicina Sperimentale e Traslazionale dell’Ateneo veneto, è stato effettuato all’interno di una collaborazione scientifica tra l’Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, diretta dal prof. Dario Gregori, l’Unità  Operativa Complessa Pronto Soccorso Pediatrico, diretta dalla Prof. Liviana Da Dalt, del Dipartimento di Salute Donna e Bambino, con la partecipazione della dr Silvia Bressan e l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV). I risultati saranno presentati al convegno annuale della prestigiosa Risk Analysis Society il prossimo dicembre.

La ricerca, confrontando oltre 200.000 accessi al Pronto Soccorso Pediatrico con i dati di inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2.5) nell’ultimo decennio, ha identificato un incremento di rischio per bronchiolite in funzione dell’esposizione a tali agenti inquinanti. 

 “La bronchiolite – spiega la dott.ssa Gallo – è un’infezione virale dei bronchioli che porta i lattanti ad avere grosse difficoltà respiratorie. Negli ultimi anni il legame tra inquinamento atmosferico e patologie respiratorie nei bambini è diventato sempre più evidente. In particolare nei lattanti, il cui sistema immunitario è ancora in via di sviluppo, e il rischio di contrarre infezioni risulta elevato”. 

“L’associazione con PM10 e PM2.5 – aggiunge la ricercatrice – si è vista in particolare nelle giornate associate alla comparsa dei primi sintomi, indicando pertanto che l’esposizione dei lattanti alle polveri sottili nel momento in cui questi manifestano già i primi sintomi, quali tosse e fatica a respirare, potrebbe aggravare la loro condizione con un ulteriore peggioramento dei sintomi, esitando, nei casi più gravi anche nel ricovero ospedaliero”.

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