Il quadrupede era spuntato all’improvviso dal lato della strada e il conducente dell’automobile non viaggiava a velocità sostenuta. In tali circostanze per la Cassazione non sussistono i presupposti per il concorso di colpa

Se il cane, lasciato libero, finisce investito da un’automobile, il padrone è da ritenersi responsabile degli eventuali danni recati alla vettura. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 4202/2017, confermando le decisioni prese dai giudici di primo grado e di appello, che avevano riconosciuto a un automobilista il risarcimento del danno subito dal proprio veicolo in seguito allo scontro con un quadrupede.
Nei precedenti gradi di giudizio, infatti, non era stata dimostrata alcuna responsabilità in capo al conducente dell’autovettura; non vi era alcuna prova che questi stesse procedendo a una velocità eccessiva. La dinamica dell’incidente e i danni riportati evidenziavano, invece, come con tutta probabilità fosse stato l’animale a spuntare improvvisamente da un lato della strada in cui erano peraltro presenti accessi sterrati.
La Suprema Corte, pertanto, ha chiarito che a fronte del positivo accertamento delle responsabilità dei soggetti coinvolti nella vicenda, non sussistevano i presupposti, nel caso in esame, per il configurarsi dei principi giurisprudenziali della Corte (sentenze n. 200/2002 e n. 4373/2016), in base ai quali, nell’ipotesi di urto tra un autoveicolo ed un animale concorrerebbero la presunzione di responsabilità del proprietario o utilizzatore dell’animale e la presunzione di colpa a carico del conducente del veicolo.
Il padrone del cane, pertanto, oltre alla perdita dell’amico a quattro zampe, morto in occasione dell’incidente e per il quale non si è visto riconosciuto alcun danno, ha dovuto anche risarcire l’automobilista.
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