Autore della violenza un uomo in attesa al Pronto soccorso dell’ospedale ‘Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro dopo essere stato sottoposto a un esame

Un infermiere e un addetto del pronto soccorso sono stati aggrediti la venerdì notte da un paziente all’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro. L’uomo, secondo quanto riportano gli organi di informazione locale,  era stato sottoposto ad un esame per un dolore addominale.

Forse a causa dell’attesa, il paziente ha prima cominciato a manifestare segni di nervosismo, poi è passato ai fatti spintonando un operatore sanitario. A quel punto è intervenuto un infermiere, nel tentativo di  riportare la calma. Anche il paramedico, tuttavia, è stato  preso a pugni, riportando la frattura del setto nasale e altre contusioni. Per entrambe le vittime dell’aggressione è stata effettuata una prognosi di 30 giorni.

Sul posto sono successivamente intervenute le forze dell’ordine che hanno acquisito i verbali del Pronto soccorso per poter ricostruire i fatti

“E’ preoccupante, oltre che spiacevole apprendere dell’ennesima aggressione nei confronti del personale in servizio nel pronto soccorso del Pugliese-Ciaccio”. E’ quanto affermato dal sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. Il Primo cittadino ha invitato il Direttore generale a valutare l’istituzione di un servizio di vigilanza armata fisso all’interno della struttura. “Sarebbe la misura più immediata – ha proseguito – per tutelare la professionalità e l’incolumità di medici, infermieri e operatori. Ma pure la serenità e l’incolumità dell’utenza che si rivolge al nosocomio e che per fortuna riconosce, nella stragrande maggioranza dei casi, l’impegno instancabile del personale sanitario”.

La vicenda di Catanzaro giunge a pochi giorni di distanza dall’aggressione di un altro medico a Monopoli, in Puglia. Con riferimento a quest’ultimo episodio il presidente dell’Ordine dei medici di Bari, Filippo Anelli, ha presentato un esposto. L’obiettivo è verificare “se siano ravvisabili condotte penalmente rilevanti e se procedere nei confronti degli eventuali responsabili di condotte omissive e commissive”.

Secondo l’Ordine sarebbero infatti ravvisabili reati di interruzione di pubblico servizio, violenza privata e omissione di atti di ufficio relativamente alla predisposizione di un ambiente di lavoro sicuro ed idoneo all’esercizio della professione sanitaria in ambito di SSN.

“Non è ammissibile – afferma Anelli – che in un paese industrializzato e civilizzato come dovrebbe essere il nostro si continui ad esercitare la professione medica esponendo i professionisti ad ogni rischio e confidando solo nella buona sorte”.

 

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