Ccnl, revocato lo sciopero di medici e dirigenti sanitari

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La decisione dopo il divieto della Commissione di garanzia per ‘rarefazione oggettiva’; ma i sindacati si dicono pronti a riprogrammare la mobilitazione  se non saranno accolte le loro richieste nell’iter parlamentare di approvazione della Legge di bilancio

“In un Paese col fiato sospeso nell’attesa di un referendum che deciderà se cambiare o meno la Costituzione, si fa fatica ad attuarla, sia che si tratti del diritto alla salute dei cittadini sia che si tratti del diritto allo sciopero di chi lavora. Si continua ad alimentare un vuoto sociale in cui cresce quel “populismo”, per tanta parte lavoro dipendente, di cui ci si accorge, con lacrime di coccodrillo, solo ad urne elettorali chiuse”.

Così le organizzazioni sindacali di medici, veterinari e dirigenti del Ssn nel comunicare la revoca dello sciopero nazionale di 24 ore indetto per il prossimo 28 novembre, in ottemperanza al divieto imposto dalla normativa vigente e comunicato nella scorse ore dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici. Alla base dello stop la ‘rarefazione oggettiva’ dovuta all’occupazione dello stesso spazio temporale di altre mobilitazioni proclamate precedentemente a quella dei camici bianchi a sostegno del rinnovo del contratto di lavoro.

I sindacati si riservano di riprogrammare lo sciopero in altra data, tenuto conto anche del cammino parlamentare degli emendamenti alla Legge di bilancio da loro promossi. “Dal destino di richieste tese ad ottenere mutamenti legislativi capaci di creare condizioni per il rinnovo di un contratto di lavoro che garantisca la qualità del servizio erogato ai cittadini –spiegano le Associazioni – capiremo cosa vuol fare il Governo del lavoro pubblico, as­similato tout court a spesa improduttiva e parassitaria, senza riguar­do per contenuti professionali e valori sociali. E cosa del SSN e dei suoi professionisti, cui rivela che, a fronte di un aumento del carico di lavoro e del rischio, le possibilità di crescita economica e professionale sono solo al di fuori del sistema pubblico, producendo disincentivi che lo impoveriscono”.

I medici e dirigenti sanitari sottolineano come il loro crescente disagio, unitamente alla crisi di fiducia dei cittadini nel sistema sanitario, rischino di condannare uno straordinario patrimonio civile e professionale a non reggere la onda d’urto della crisi e ad essere spazzato via. “Non si può pretendere una buona sanità senza investire negli operatori del settore, attraverso risorse economiche adeguate e certezze contrattuali. La sostenibilità del servizio sanitario pubblico – concludono – passa per la valorizzazione e la responsabilità dei suoi professionisti”.

 

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